Nella Gazzetta Ufficiale n. 254 del 30.10.2017, è stata pubblicata la legge n. 155 del 19.10.2017, recante
Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza.
Si riporta di seguito il testo.
Capo I
Disposizioni generali
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga
la seguente legge:
Art. 1
Oggetto della delega al Governo e procedure per l’esercizio della
stessa
1. Il Governo e’ delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data
di entrata in vigore della presente legge, con l’osservanza dei
principi e criteri direttivi di cui alla medesima legge, uno o piu’
decreti legislativi per la riforma organica delle procedure
concorsuali di cui al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e della
disciplina sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento di
cui alla legge 27 gennaio 2012, n. 3, nonche’ per la revisione del
sistema dei privilegi e delle garanzie.

2. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1 il Governo tiene
conto della normativa dell’Unione europea e in particolare del
regolamento (UE) n. 2015/848 del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 20 maggio 2015, relativo alle procedure di insolvenza, della
raccomandazione 2014/135/UE della Commissione, del 12 marzo 2014,
nonche’ dei principi della model law elaborati in materia di
insolvenza dalla Commissione delle Nazioni Unite per il diritto
commerciale internazionale (UNCITRAL); cura altresi’ il coordinamento
con le disposizioni vigenti, anche modificando la formulazione e la
collocazione delle norme non direttamente investite dai principi e
criteri direttivi di delega, in modo da renderle ad essi conformi, e
adottando le opportune disposizioni transitorie.

3. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su
proposta del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze e con il Ministro del lavoro e delle
politiche sociali. Essi sono successivamente trasmessi alla Camera
dei deputati e al Senato della Repubblica, entro il sessantesimo
giorno antecedente la scadenza del termine per l’esercizio della
delega, per l’espressione dei pareri delle rispettive Commissioni
parlamentari competenti per materia e per gli aspetti finanziari, da
rendere entro il termine di trenta giorni,
decorso inutilmente il quale i decreti possono essere comunque emanati.
Il termine per l’esercizio della delega e’ prorogato di sessanta giorni quando il
termine per l’espressione del parere delle Commissioni parlamentari
scade nei trenta giorni antecedenti la scadenza del termine di cui al
comma 1 o successivamente.
Art. 2
Principi generali
1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1 il Governo
provvede a riformare in modo organico la disciplina delle procedure
concorsuali attenendosi ai seguenti principi generali:
a) sostituire il termine «fallimento» e i suoi derivati con
l’espressione «liquidazione giudiziale», adeguando dal punto
di vista lessicale anche le relative disposizioni penali, ferma restando la
continuita’ delle fattispecie criminose;
b) eliminare l’ipotesi della dichiarazione di fallimento
d’ufficio, di cui all’articolo 3, comma 1, del decreto legislati
vo 8 luglio 1999, n. 270;
c) introdurre una definizione dello stato di crisi, intesa come
probabilita’ di futura insolvenza, anche tenendo conto delle
elaborazioni della scienza aziendalistica, mantenendo l’attuale
nozione di insolvenza di cui all’articolo 5 del regio decreto 16
marzo 1942, n. 267;
d) adottare un unico modello processuale per l’accertamento dello
stato di crisi o di insolvenza del debitore, in conformita’
all’articolo 15 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e con
caratteristiche di particolare celerita’, anche in fase di reclamo,
prevedendo la legittimazione ad agire dei soggetti con funzioni di
controllo e di vigilanza sull’impresa, ammettendo l’iniziativa del
pubblico ministero in ogni caso in cui egli abbia notizia
dell’esistenza di uno stato di insolvenza, specificando la disciplina
delle misure cautelari, con attribuzione della relativa competenza
anche alla Corte di appello, e armonizzando il regime delle
impugnazioni, con particolare riguardo all’efficacia delle pronunce
rese avverso i provvedimenti di apertura della procedura di
liquidazione giudiziale ovvero di omologazione del concordato;
e) assoggettare al procedimento di accertamento dello stato di
crisi o di insolvenza ogni categoria di debitore, sia esso persona
fisica o giuridica, ente collettivo, consumatore, professionista o
imprenditore esercente un’attivita’ commerciale, agricola o
artigianale, con esclusione dei soli enti pubblici, disciplinando
distintamente i diversi esiti possibili, con riguardo all’apertura di
procedure di regolazione concordata o coattiva, conservativa o
liquidatoria, tenendo conto delle relative peculiarita’ soggettive e
oggettive e in particolare assimilando il trattamento
dell’imprenditore che dimostri di rivestire un profilo dimensionale
inferiore a parametri predeterminati, ai sensi dell’articolo 1 del
regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, a quello riservato a debitori
civili, professionisti e consumatori, di cui all’articolo 9 della
presente legge;
f) recepire, ai fini della disciplina della competenza
territoriale, la nozione di «centro degli interessi principali del
debitore» definita dall’ordinamento dell’Unione europea;
g) dare priorita’ di trattazione, fatti salvi i casi di abuso,
alle proposte che comportino il superamento della crisi assicurando la continuita’ aziendale, anche tramite un diverso imprenditore, purche’ funzionali al miglior soddisfacimento dei creditori e purche’
la valutazione di convenienza sia illustrata nel piano, riservando la
liquidazione giudiziale ai casi nei quali non sia proposta un’idonea
soluzione alternativa;
h) uniformare e semplificare, in raccordo con le disposizioni sul
processo civile telematico, la disciplina dei diversi riti speciali
previsti dalle disposizioni in materia concorsuale;
i) prevedere che la notificazione nei confronti del debitore, che
sia un professionista o un imprenditore, degli atti delle procedure
concorsuali e, in particolare, dell’atto che da’ inizio al
procedimento di accertamento dello stato di crisi abbia luogo
obbligatoriamente all’indirizzo del servizio elettronico di recapito
certificato qualificato o di posta elettronica certificata del
debitore risultante dal registro delle imprese ovvero dall’indice
nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INI-PEC)
delle imprese e dei professionisti; prevedere una procedura
telematica alternativa, quando la notificazione a mezzo di posta
elettronica certificata, per causa imputabile al destinatario, non e’
possibile o non ha esito positivo, individuando le modalita’ e i
termini di accesso agli atti ai fini del perfezionamento della
notificazione senza altra formalita’; prevedere che, al fine di
consentire che le notificazioni abbiano luogo con modalita’ telematiche,
l’imprenditore sia tenuto a mantenere attivo l’indirizzo
del servizio elettronico di recapito certificato qualificato o di
posta elettronica certificata comunicato all’INI-PEC per un anno decorrente
dalla data della cancellazione dal registro delle imprese;
l) ridurre la durata e i costi delle procedure concorsuali, anche
attraverso misure di responsabilizzazione degli organi di gestione e
di contenimento delle ipotesi di prededuzione, con riguardo altr
esi’ai compensi dei professionisti, al fine di evitare che il pagamento
dei crediti prededucibili assorba in misura rilevante l’attivo delle
procedure;
m) riformulare le disposizioni che hanno originato contrasti
interpretativi, al fine di favorirne il superamento, in coerenza con
i principi stabiliti dalla presente legge;
n) assicurare la specializzazione dei giudici addetti alla
materia concorsuale, con adeguamento degli organici degli uffici
giudiziari la cui competenza risulti ampliata:
1) attribuendo ai tribunali sede delle sezioni specializzate in
materia di impresa la competenza sulle procedure concorsuali e sulle
cause che da esse derivano, relative alle imprese in amministrazione
straordinaria e ai gruppi di imprese di rilevante dimensione;
2) mantenendo invariati i vigenti criteri di attribuzione della
competenza per le procedure di crisi o insolvenza del consumatore,
del professionista e dell’imprenditore in possesso del profilo
dimensionale ridotto di cui alla lettera e);
3) individuando tra i tribunali esistenti, quelli competenti
alla trattazione delle procedure concorsuali relative alle imprese
diverse da quelle di cui ai numeri 1) e 2), sulla b
ase di criteri oggettivi e omogenei basati sui seguenti indicatori:
3.1) il numero dei giudici professionali previsti nella
pianta organica di ciascun tribunale, da valutare in relazione ai
limiti dimensionali previsti ai fini della costituzione di una
sezione che si occupi in via esclusiva della materia;
3.2) il numero delle procedure concorsuali sopravvenute nel
corso degli ultimi cinque anni;
3.3) il numero delle procedure concorsuali definite nel corso degli ultimi cinque anni;
3.4) la durata delle procedure concorsuali nel corso degli
ultimi cinque anni;
3.5) il rapporto tra gli indicatori di cui ai numeri 3.2),
3.3) e 3.4) e il corrispondente dato medio nazionale riferito alle
procedure concorsuali;
3.6) il numero delle imprese iscritte nel registro delle
imprese;
3.7) la popolazione residente nel territorio compreso nel
circondario del tribunale, ponendo questo dato in rapporto con
l’indicatore di cui al numero 3.6);
o) istituire presso il Ministero della giustizia un albo dei
soggetti, costituiti anche in forma associata o societaria, destinati
a svolgere, su incarico del tribunale, funzioni di gestione o di
controllo nell’ambito delle procedure concorsuali, con indicazione
dei requisiti di professionalita’, indipendenza ed esperienza
necessari per l’iscrizione;
p) armonizzare le procedure di gestione della crisi e
dell’insolvenza del datore di lavoro con le forme di tutela
dell’occupazione e del reddito dei lavoratori che trovano fondamento
nella Carta sociale europea, fatta a Strasburgo il 3 maggio 1996,
ratificata ai sensi della legge 9 febbraio 1999, n. 30, e nella
direttiva 2008/94/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22
ottobre 2008, nonche’ nella direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del
12 marzo 2001, come interpretata dalla Corte di giustizia dell’Unione
europea.
2. Per l’attuazione delle disposizioni del comma
1, lettera o), e’autorizzata la spesa di euro 100.000 per l’anno 2017. Al relativo
onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini
del bilancio triennale 2017-\2019, nell’ambito del programma «Fondi di
riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato
di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno
2017, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo
al Ministero della giustizia.
Capo II
Principi e criteri direttivi per la riforma della disciplina delle
procedure di crisi e dell’insolvenza
Art. 3
Gruppi di imprese
1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, il Governo si
attiene, per la disciplina della crisi e dell’insolvenza dei gruppi
di imprese, ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) prevedere una definizione di gruppo di imprese modellata sulla
nozione di direzione e coordinamento di cui agli articoli 2497 e
seguenti nonche’ di cui all’articolo 2545 -septies del codice civile,
corredata della presunzione semplice di assoggettamento a direzione e
coordinamento in presenza di un rapporto di controllo
ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile;
b) prescrivere specifici obblighi dichiarativi nonche’ il
deposito del bilancio consolidato di gruppo, ove redatto, a carico
delle imprese appartenenti a un gruppo, a scopo di informazione
sui legami di gruppo esistenti, in vista del loro assoggettamento a
procedure concorsuali;
c) attribuire all’organo di gestione della procedura il potere di
richiedere alla Commissione nazionale per le societa’ e la borsa
(CONSOB) o a qualsiasi altra pubblica autorita’ informazioni utili ad
accertare l’esistenza di collegamenti di gruppo, nonche’ di
richiedere alle societa’ fiduciarie le generalita’ degli effettivi
titolari di diritti sulle azioni o sulle quote a esse intestate;
d) prevedere per le imprese, in crisi o insolventi, del gruppo
sottoposte alla giurisdizione dello Stato italiano la facolta’ di
proporre con unico ricorso domanda di omologazio
ne di un accordounitario di ristrutturazione dei debiti, di ammissione al concordato
preventivo o di liquidazione giudiziale, ferma restando in ogni caso
l’autonomia delle rispettive masse attive e passive, con
predeterminazione del criterio attributivo della competenza, ai fini
della gestione unitaria delle rispettive procedure concorsuali, ove
le imprese abbiano la propria sede in circoscrizioni giudiziarie
diverse;
e) stabilire obblighi reciproci di informazione
e di collaborazione tra gli organi di gestione delle diverse procedure,
nel caso in cui le imprese insolventi del gruppo siano soggette a
separate procedure concorsuali, in Italia o all’estero;
f) stabilire il principio di postergazione
del rimborso dei crediti di societa’ o di imprese appartenenti allo stesso gruppo, in
presenza dei presupposti di cui all’articolo 2467 del codice civile,
fatte salve deroghe dirette a favorire l’erogazione di finanziamenti
in funzione o in esecuzione di una procedura di concordato preventivo
e di accordo di ristrutturazione dei debiti.
2. Nell’ipotesi di gestione unitaria della procedura di concordato
preventivo di gruppo devono essere previsti:
a) la nomina di un unico giudice delegato e di un unico
commissario giudiziale e il deposito di un unico fondo per le spese
di giustizia;
b) la contemporanea e separata votazione dei creditori di
ciascuna impresa;
c) gli effetti dell’eventuale annullamento o risoluzione
della proposta unitaria omologata;
d) l’esclusione dal voto delle imprese del gruppo che siano
titolari di crediti nei confronti delle altre imprese assoggettate
alla procedura;
e) gli effetti dell’eventuale annullamento o risoluzione della
proposta unitaria omologata;
f) i criteri per la formulazione del piano unitario di
risoluzione della crisi del gruppo, eventualmente attraverso
operazioni contrattuali e riorganizzative intragruppo funzionali alla
continuita’ aziendale e al migliore soddisfacimento dei creditori,
fatta salva la tutela in sede concorsuale per i soci e per i
creditori delle singole imprese nonche’ per ogni
altro controinteressato.
3. Nell’ipotesi di gestione unitaria della procedura di
liquidazione giudiziale di gruppo devono essere previsti:
a) la nomina di un unico giudice delegato e di un unico curatore,
ma di distinti comitati dei creditori per ciascuna impresa del gruppo;
b) un criterio di ripartizione proporzionale dei costi della
procedura tra le singole imprese del gruppo;
c) l’attribuzione al curatore, anche nei confronti di imprese non
insolventi del gruppo, del potere di:
1) azionare rimedi contro operazioni antecedenti l’accertamento
dello stato di insolvenza e dirette a spostare risorse a un’altra
impresa del gruppo, in danno dei creditori;
2) esercitare le azioni di responsabilita’ di cui all’articolo
2497 del codice civile;
3) promuovere la denuncia di gravi irregolarita’ gestionali nei
confronti degli organi di amministrazione delle societa’ del gruppo
non assoggettate alla procedura di liquidazione giudiziale;
4) nel caso in cui ravvisi l’insolvenza di imprese del gruppo
non ancora assoggettate alla procedura di liquidazione giudiziale,
segnalare tale circostanza agli organi di amministrazione e di
controllo ovvero promuovere direttamente l’accertamento dello stato
di insolvenza di dette imprese;
d) la disciplina di eventuali proposte di concordato liquidatorio
giudiziale, in conformita’ alla disposizione dell’articolo 7, comma
10, lettera d). Art. 4
Procedure di allerta e di composizione assistita della crisi
1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, il Governo
disciplina l’introduzione di procedure di allerta e di composizione
assistita della crisi, di natura non giudizi
ale e confidenziale,finalizzate a incentivare l’emersione anticipata della crisi e ad
agevolare lo svolgimento di trattative tra debitore e creditori,
attenendosi ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) individuare i casi in cui le procedure di cui al presente
articolo non trovano applicazione, in particolare prevedendo che non
si applichino alle societa’ quotate in borsa o in altro mercato
regolamentato e alle grandi imprese come definite dalla normativa
dell’Unione europea;
b) prevedere l’istituzione presso ciascuna camera di commercio,
industria, artigianato e agricoltura di un apposito organismo che
assista il debitore nella procedura di composizione assistita della
crisi; prevedere che l’organismo nomini un collegio composto da
almeno tre esperti, di cui uno designato, tra gli iscritti all’albo
di cui all’articolo 2, comma 1, lettera o), dal presidente della
sezione specializzata in materia di impresa del tribunale competente
per il luogo in cui l’imprenditore ha sede, uno designato, tra gli
iscritti al predetto albo, dalla camera di commercio, industria,
artigianato e agricoltura e uno designato, tra gli iscritti al
medesimo albo, da associazioni di categoria; attribuire al predetto organismo,
su istanza del debitore, la competenza ad addivenire a una soluzione della crisi concordata tra il
debitore e i creditori, entro un congruo termine, prorogabile solo a fronte di positivi riscontri
delle trattative e, in ogni caso, non superiore complessivamente a
sei mesi; precisare le condizioni in base alle quali gli atti
istruttori della procedura possono essere utilizzati nell’eventuale
fase giudiziale; prevedere che l’organismo dia immediata
comunicazione ai creditori pubblici qualificati di cui alla lettera
d) dell’avvenuta presentazione dell’istanza di cui alla presente
lettera; prevedere che il collegio, non oltre la scadenza del termine
di cui alla presente lettera, verifichi se e’ stata raggiunta una
soluzione concordata tra il debitore e i creditori; prevedere che,
qualora il collegio non individui misure idonee a superare la crisi e
attesti lo stato di insolvenza, l’organismo ne dia notizia al
pubblico ministero presso il tribunale del luogo in cui il debitore
ha sede, ai fini del tempestivo accertamento dell’insolvenza
medesima;
c) porre a carico degli organi di controllo societari, del
revisore contabile e delle societa’ di revisio
ne, ciascuno nell’ambito delle proprie funzioni, l’obbligo di avvisare
immediatamente l’organo amministrativo della societa’ dell’esistenza
di fondati indizi della crisi, da individuare secondo parametri
corrispondenti a quelli rilevanti ai fini del riconoscimento delle
misure premiali di cui alla lettera h), e, in caso di omessa o
inadeguata risposta, di informare tempestivamente l’organismo di cui
alla lettera b);
d) imporre a creditor
i pubblici qualificati, tra cui in
particolare l’Agenzia delle entrate, gli enti previdenziali e gli
agenti della riscossione delle imposte, l’obbligo, a pena di
inefficacia dei privilegi accordati ai crediti di cui sono titolari o per
i quali procedono, di segnalare immediatamente agli organi di
controllo della societa’ e, in ogni caso, all’organismo di cui alla
lettera b), il perdurare di inadempimenti di importo rilevante;
definire l’inadempimento di importo rilevante sulla base di criteri
non assoluti ma relativi, come tali rapportati alle dimensioni
dell’impresa, che considerino, in particolare, l’importo non versato
delle imposte o dei contributi previdenziali autodichiarati o
definitivamente accertati e, in ogni caso, siano tali da assicurare
l’anticipata e tempestiva emersione della crisi in relazione a tutte
le imprese soggette alle procedure di cui al presente articolo;
prevedere che il creditore pubblico qualificato dia immediato avviso
al debitore che la sua esposizione debitoria ha superato l’importo
rilevante di cui alla presente lettera e che effettuera’ la
segnalazione agli organi di controllo della societa’ e all’organismo
di cui alla lettera b), se entro i successivi tre mesi il debitore non abbia attivato il procedimento di composizione assistita della crisi o non abbia estinto il debito o non abbia raggiunto un accordo
con il creditore pubblico qualificato o non abbia chiesto
l’ammissione ad una procedura concorsuale;
e) stabilire che l’organismo di cui alla lettera b), a seguito
delle segnalazioni ricevute o su istanza del debitore, convochi
immediatamente, in via riservata e confidenziale, il debitore
medesimo nonche’, ove si tratti di societa’ dotata di organi di
controllo, anche i componenti di questi ultimi, al fine di
individuare nel piu’ breve tempo possibile, previa verifica della
situazione patrimoniale, economica e finanziaria esistente, le misure
idonee a porre rimedio allo stato di crisi;
f) determinare i criteri di responsabilita’ del collegio
sindacale in modo che, in caso di segnalazione all’organo di
amministrazione e all’organismo di cui alla let
tera b), non ricorra la responsabilita’ solidale dei sindaci con gli amministratori per le
conseguenze pregiudizievoli dei fatti o delle omissioni successivi
alla predetta segnalazione;
g) consentire al debitore che abbia presentato l’istanza di
cui alla lettera b) o che sia stato convocato ai sensi della lettera e)
di chiedere alla sezione specializzata in materia di impresa
l’adozione, omessa ogni formalita’ non essenziale al contraddittorio,
delle misure protettive necessarie per condurre a termine le
trattative in corso, disciplinandone durata, effetti, regime di
pubblicita’, competenza a emetterle e revocabilita’, anche d’ufficio
in caso di atti in frode ai creditori o quando il collegio di esperti
di cui alla lettera b) riferisce che non vi e’ possibilita’ di
addivenire ad una soluzione concordata della crisi o che non vi sono
significativi progressi nell’attuazione delle misure idonee a
superare la crisi medesima;
h) prevedere misure premiali,sia di natura patrimoniale sia in
termini di responsabilita’ personale, in favore dell’imprenditore che
ha tempestivamente proposto l’istanza di cui alla lettera b) o che ha
tempestivamente chiesto l’omologazione di un accordo di
ristrutturazione o proposto un concordato preventivo o proposto
ricorso per l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale;
includere tra le misure premiali in termini di responsabilita’
personale la causa di non punibilita’ per il delitto di bancarotta
semplice e per gli altri reati previsti dalla legge fallimentare,
quando abbiano cagionato un danno patrimoniale di speciale tenuita’
ai sensi all’articolo 219, terzo comma, del regio decreto 16 marzo
1942, n. 267, un’attenuante ad effetto speciale per gli altri reati,
nonche’ una congrua riduzione degli interessi e delle sanzioni
correlati ai debiti fiscali dell’impresa, fino alla conclusione della
medesima procedura; prevedere che il requisito della tempestivita’
ricorra esclusivamente quando il debitore abbia proposto una delle
predette istanze, entro il termine di sei mesi dal verificarsi di
determinati indici di natura finanziaria da individuare considerando,
in particolare, il rapporto tra mezzi propri e mezzi di terzi,
l’indice di rotazione dei crediti, l’indice di rotazione del
magazzino e l’indice di liquidita’;
i) regolare i rapporti tra la procedura di composizione assistita
della crisi avviata ai sensi della lettera b) e il procedimento
iniziato a norma della lettera d), prevedendo, in particolare, che,
ricevuta la comunicazione dell’organismo di cui alla lettera b), il
creditore qualificato sospenda la segnalazione;
prevedere chel’organismo di cui alla lettera b) dia comunicazione ai creditori
pubblici qualificati della conclusione del procedimento iniziato
innanzi ad esso; stabilire il termine, adeguatamente contenuto e
decorrente dalla data di ricezione della predetta comunicazione o da
quando sono decorsi sei mesi dalla data di presentazione dell’istanza
di cui alla lettera b), entro il quale il creditore pubblico
qualificato effettua la segnalazione di cui alla lettera d), qualora
il debitore, prima della scadenza del termine stesso, non abbia
avviato la procedura di composizione assistita della crisi o non
abbia estinto il debito o non abbia raggiunto un accordo con il
creditore pubblico qualificato o non abbia chiesto l’ammissione ad
una procedura concorsuale.
Art. 5 Accordi di ristrutturazione dei debiti e piani attestati di
risanamento
1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, al fine di
incentivare gli accordi di ristrutturazione dei debiti, i piani
attestati di risanamento e le convenzioni di moratoria nonche’ i
relativi effetti, il Governo si attiene ai
seguenti principi e criteri direttivi:
a) estendere la procedura di cui all’articolo 182 -septies del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, all’accordo di ristrutturazione non liquidatorio o alla convenzione di moratoria conclusi con
creditori, anche diversi da banche e intermediari finanziari,
rappresentanti almeno il 75 per cento dei crediti di una o piu’
categorie giuridicamente ed economicamente omogenee;
b) eliminare o ridurre il limite del 60 per cento dei crediti previsto nell’articolo 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n.267, ove il debitore non proponga la moratoria del pagamento dei
creditori estranei, di cui al primo comma del citato articolo 182-bis, ne’ richieda le misure protettive previste dal sesto comma del medesimo articolo;
c) assimilare la disciplina delle misure protettive degli accordi
di ristrutturazione dei debiti a quella prevista per la procedura di
concordato preventivo, in quanto compatibile;
d) estendere gli effetti dell’accordo ai soci illimitatamente
responsabili, alle medesime condizioni previste nella disciplina del
concordato preventivo;
e) prevedere che il piano attestato abbia forma scritta, data
certa e contenuto analitico;
f) imporre la rinnovazione delle prescritte attestazioni nel caso
di successive modifiche, non marginali, dell’accordo o del piano.
Art. 6 Procedura di concordato preventivo
1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, per il
riordino della disciplina della procedura di concordato preventivo,
il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) prevedere l’ammissibilita’ di proposte che abbiano natura
liquidatoria esclusivamente quando e’ previsto l’apporto di risorse
esterne che aumentino in misura apprezzabile la soddisfazione dei
creditori; e’ assicurato, in ogni caso, il pagamento di almeno il 20
per cento dell’ammontare complessivo dei crediti chirografari;
b) procedere alla revisione della disciplina delle misure
protettive, specialmente quanto alla durata e agli effetti,
prevedendone la revocabilita’, su ricorso degli interessati, ove non
arrechino beneficio al buon esito della procedura;
c) fissare le modalita’ di accertamento della veridicita’ dei
dati aziendali e di verifica della fattibilita’ del piano, nonche’
determinare l’entita’ massima dei compensi spettanti ai
professionisti incaricati dal debitore, da commisurare proporzionalmente all’attivo dell’impresa soggetta alla procedura; prevedere altresi’ che i crediti dei professionisti sorti in funzione
del deposito della domanda, anche ai sensi dell’articolo 161, sesto
comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, della proposta, del
piano e della documentazione di cui ai commi secondo e terzo del
predetto articolo 161 siano prededucibili a condizione che la procedura sia aperta a norma dell’articolo 163 del medesimo regio decreto n. 267 del 1942;
d) individuare i casi in cui la suddivisione dei creditori in
classi, secondo posizione giuridica e interessi economici omogen
ei, e’ obbligatoria, prevedendo, in ogni caso, che tale obbligo sussiste
in presenza di creditori assistiti da garanzie esterne;
e) determinare i poteri del tribunale, con particolare riguardo
alla valutazione della fattibilita’ del piano, attribuendo anche
poteri di verifica in ordine alla fattibilita’ anche economica dello
stesso, tenendo conto dei rilievi del commissario giudiziale;
f) sopprimere l’adunanza dei creditori, previa regolamentazione
delle modalita’ telematiche per l’esercizio del voto e la formazione
del contraddittorio sulle richieste delle parti, nonche’ adottare un
sistema di calcolo delle maggioranze anche «per teste», nell’ipotesi
in cui un solo creditore sia titolare di crediti pari o superiori
alla maggioranza di quelli ammessi al voto, con apposita disciplina
delle situazioni di conflitto di interessi;
g) disciplinare il diritto di voto dei creditori con diritto di
prelazione, il cui pagamento sia dilazionato, e dei creditori
soddisfatti conutilita’ diverse dal denaro;
h) integrare la disciplina dei provvedimenti che riguardano i
rapporti pendenti, con particolare riferimento: ai presupposti della
sospensione e, dopo la presentazione del piano, anche dello
scioglimento; al procedimento e al ruolo del commissario giudiziale;
agli effetti, in relazione agli esiti possibili della procedura,
nonche’ alla decorrenza e alla durata nell’ipotesi di sospensione;
alla competenza per la determinazione dell’ind
ennizzo e ai relativi criteri di quantificazione;
i) integrare la disciplina del concordato con continuita’
aziendale, prevedendo:
1) che il piano possa contenere, salvo che sia programmata la
liquidazione dei beni o diritti sui
quali sussista la causa di
prelazione, una moratoria per il pagamento dei creditori muniti di
privilegio, pegno o ipoteca per un periodo di tempo anche superiore
ad un anno, riconoscendo in tal caso ai predetti creditori il diritto
di voto;
2) che tale disciplina si applichi anche alla proposta di
concordato che preveda la continuita’ aziendale e nel contempo la
liquidazione di beni non funzionali all’esercizio dell’impresa, a
condizione che possa ritenersi, a seguito di una valutazione in concreto del piano, che i creditori vengano soddisfatti in misura prevalente dal ricavato prodotto dalla continuita’ aziendale;
3) che tale disciplina si applichi anche nei casi in cui
l’azienda sia oggetto di contratto di affitto, anche se stipulato
anteriormente alla domanda di concordato;
l) prevedere una piu’ dettagliata disciplina della fase di
esecuzione del piano, anche con riguardo agli effetti purgativi e
alla deroga alla solidarieta’ passiva di cui all’articolo 2560 del
codice civile, con possibilita’ per il tribunale di affidare ad un
terzo il compito di porre in essere gli atti necessari all’esecuzione
della proposta concordataria;
m) riordinare la disciplina della revoca, dell’annullamento e
della risoluzione del concordato preventivo, prevedendo la
legittimazione del commissario giudiziale a richiedere, su istanza di
un creditore, la risoluzione del concordato per inadempimento;
n) stabilire i presupposti per l’estensione degli effetti
esdebitatori ai soci illimitatamente responsabili che siano garanti
della societa’, con eventuale distinzione tra garanzie personali e
reali;
o) prevedere il riordino e la semplificazione delle varie
tipologie di finanziamento alle imprese in crisi, riconoscendo
stabilita’ alla prededuzione dei finanziamenti autorizzati dal
giudice nel caso di successiva liquidazione giudiziale o
amministrazione straordinaria, salvo il caso di atti in frode ai
creditori;
p) disciplinare il trattamento del credito da imposta sul valore
aggiunto nel concordato preventivo anche in presenza di transazione
fiscale, tenendo conto anche delle pronunce della Corte di giustizia dell’Unione europea.
2. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1, nel caso di
procedura riguardante societa’, il Governo si attiene ai seguenti
principi e criteri direttivi:
a) esplicitare presupposti, legittimazione ed effetti dell’azione
sociale di responsabilita’ e dell’azione dei creditori sociali, in
conformita’ ai principi dettati dal codice civile;
b) imporre agli organi della societa’ il dovere di dare
tempestiva attuazione alla proposta omologata, stabilendo che, incaso di comportamenti dilatori od ostruzionistici, l’attuazione possa essere affidata ad un amministratore provvisorio, nominato dal
tribunale, dotato dei poteri spettanti all’assemblea ovvero del
potere di sostituirsi ai soci nell’esercizio del voto in assemblea,
con la garanzia di adeguati strumenti d’informazione e di tutela, in
sede concorsuale, dei soci;
c) prevedere che, in caso di operazioni di trasformazione,
fusione o scissione poste in essere nel corso della procedura:
1) l’opposizione dei creditori possa essere proposta solo in
sede di controllo giudiziale sulla legittimita’ della domanda
concordataria;
2) gli effetti delle operazion
i siano irreversibili, anche in caso di risoluzione o di annullamento del concordato, salvo il
diritto al risarcimento dei soci o dei terzi danneggiati, ai sensi
degli articoli 2500-bis e 2504-quater del codice civile;
3) non spetti ai s
oci il diritto di recesso in conseguenza di
operazioni incidenti sull’organizzazione o sulla struttura
finanziaria della societa’. Art. 7
Procedura di liquidazione giudiziale
1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, per la
disciplina delle procedure di liquidazione giudiziale, il Governo si
attiene ai principi e criteri direttivi di cui al presente articolo.
2. Il Governo adotta misure dirette a rendere piu’ e
fficace la funzione del curatore:
a) integrando la disciplina sulle incompatibilita’ tra gli
incarichi assunti nel succedersi delle procedure;
b) definendo i poteri di accertamento e di accesso a pubbliche
amministrazioni e a banche di
dati, per assicurare l’effettivita’
dell’apprensione dell’attivo, anche responsabilizzando il debitore;
c) specificando il contenuto minimo del programma di
liquidazione;
d) chiarendo l’ambito dei poteri giudiziali di cui all’articolo
108, secondo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, in
ipotesi di subentro del curatore nel contratto preliminare di
vendita;
e) attribuendo al curatore, previa acquisizione delle prescritte
autorizzazioni, i poteri per il compimento degli atti e delle
operazioni riguardanti l’organizzazione e la struttura finanziaria
della societa’, previsti nel programma di liquidazione, assicurando
un’adeguata e tempestiva informazione dei soci e dei creditori della
societa’ nonche’ idonei strumenti di tutela, in sede concorsuale,
degli stessi e dei terzi interessati.
3. Al fine di semplificare la gestione delle procedure meno
complesse, le funzioni del comitato dei creditori possono essere
sostituite con forme di consultazione telematica del ceto creditorio,
anche nelle modalita’ del silenzio assenso.
4. La procedura di liquidazione giudiziale e’ potenziata mediante
l’adozione di misure dirette a:
a) escludere l’operativita’ di esecuzioni speciali e di privilegi
processuali, anche fondiari; prevedere, in ogni caso, che il
privilegio fondiario continui ad operare sino alla scadenza del
secondo anno successivo a quello di entrata in vigore del decreto
legislativo ovvero dell’ultimo dei decreti legislativi emanati in
attuazione della delega di cui all’articolo 1;
b) far decorrere il periodo sospetto per le azioni di inefficacia
e revocatoria, a ritroso, dal d
eposito della domanda cui sia seguita
l’apertura della liquidazione giudiziale, fermo restando il disposto
dell’articolo 69-bis, secondo comma, del regio decreto 16 marzo 1942,
n. 267.
5. Ai fini dell’esercizio delle azioni di responsabilita’, il
Governo prevede la legittimazione del curatore a promuovere o a
proseguire:
a) per le societa’ di capitali e per le societa’ cooperative,
l’azione sociale di responsabilita’ e l’azione dei creditori sociali
prevista dall’articolo 2394 del codice civile, l’azione prevista
dall’articolo 2476, settimo comma, del codice civile, le azioni di
responsabilita’ previste dall’articolo 2497 del codice civile e le
altre analoghe azioni di responsabilita’ contemplate da singole
disposizioni di legge;
b) l’azione sociale di responsabilita’ e l’azione dei creditori
sociali prevista dall’articolo 2394 del codice civile, in caso di
violazione delle regole di sep
aratezza fra uno o piu’ patrimoni
destinati costituiti dalla societa’ e il patrimonio della societa’
medesima;
c) per le societa’ di persone, l’azione sociale di
responsabilita’ nei confronti del socio amministratore cui non sia
stata personalmente estesa la procedura di liquidazione giudiziale.
6. La disciplina dei rapporti giuridici pendenti e’ integrata:
a) limitando la prededuzione, in ogni caso di prosecuzione o di
subentro del curatore, compreso l’esercizio
provvisorio e salva diversa previsione normativa, ai soli crediti maturati nel corso
della procedura;
b) prevedendo lo scioglimento dei contratti aventi carattere
personale che non proseguano con il consenso della controparte;
c) dettando un’autonoma regolamentazione del contratto
preliminare, anche in relazione alla disciplina degli immobili da
costruire.
7. La disciplina degli effetti della procedura sui rapporti di
lavoro subordinato e’ coordinata con la legislazione vigente in
materia di diritto del lavoro, per quanto concerne il licenziamento,
le forme assicurative e di integrazione salariale, il trattamento di
fine rapporto e le modalita’ di insinuazione a
l passivo.
8. Il sistema di accertamento del passivo e’ improntato a criteri
di maggiore rapidita’, snellezza e concentrazione, adottando misure
dirette a:
a) agevolare la presentazione telematica delle domande tempestive
di creditori e terzi,
anche non residenti nel territorio nazionale,
restringendo l’ammissibilita’ delle domande tardive;
b) introdurre preclusioni attenuate gia’ nella fase monocratica;
c) prevedere forme semplificate per le domande di minor valore o
complessita’;
d) assicurare stabilita’ alle decisioni sui diritti reali
immobiliari;
e) attrarre nella sede concorsuale l’accertamento di ogni credito
opposto in compensazione ai sensi dell’articolo 56 del regio decreto
16 marzo 1942, n. 267;
f)
chiarire le modalita’ di verifica dei diritti vantati su beni
del debitore che sia costituito terzo datore di ipoteca;
g) adeguare i criteri civilistici di computo degli interessi alle
modalita’ di liquidazione dell’attivo di cui al comma 9.
9. L’obiettivo della massima trasparenza ed efficienza delle
operazioni di liquidazione dell’attivo della procedura e’ perseguito:
a) introducendo sistemi informativi e di vigilanza della gestione
liquidatoria, caratterizzati da trasparenza, pubblicita’ e obblighi
di rendicontazione;
b) garantendo la competitivita’ delle operazioni di liquidazione
nell’ambito del mercato unitario telematico nazionale delle vendite,
caratterizzato:
1) dalla presenza di un ente che certifichi la ragionevole
probabilita’ di soddisfazione dei crediti insinuati al passivo di
ciascuna procedura aderente al sistema;
2) dalla presenza di un operatore del sistema di regolamento e
di compensazione;
3) dal riconoscimento, ai creditori che ne facciano richiesta,
di un titolo che li abiliti a partecipare alle vendite dei beni in
misura proporzionale alla probabilita’ di soddisfazione del loro
credito, certificata dall’ente di cui al numero 1);
4) dalla presenza di uno o piu’ fondi per la gestione dei beni
invenduti;
c) introducendo misure volte a garantire all’insolvente i diritti
di informazione, accesso e partecipazione, prevedendo che, fatte
salve le eventuali limitazioni motivatamente e specificamente fissate
dal giudice delegato, all’insolvente medesimo sia assicurata
l’informazione sull’andamento della procedura e che lo stesso abbia
diritto di accesso agli atti della procedura non coperti da
segreto,con possibilita’ di prenderne visione e di estrarne copia.
10. Al fine di accelerare la chiusura della procedura di cui al
presente articolo, sono adottate misure dirette a:
a) affidare la fase di riparto al curatore, fatta salva la
facolta’ degli interessati di proporre opposizione, ricorrendo al
giudice;
b) integrare la disciplina della chiusura della procedura in
pendenza di procedimenti giudiziari, specificando che essa concerne
tutti i processi nei quali e’parte il curatore, comprese le azioni
per l’esercizio dei diritti derivanti dalla liquidazione giudiziale e
dalle procedure esecutive, nonche’ le azioni cautelari ed esecutive
finalizzate ad ottenere l’attuazione delle decisioni favorevoli
conseguite dalla liquidazione giudiziale; prevedere in particolare
che il curatore conservi la legittimazione esclusiva in relazione ai
predetti procedimenti e che, con il decreto di chiusura in pendenza
di procedimenti giudiziari, il tribunale dispo
nga sulle modalita’ del rendiconto e del riparto supplementare nonche’ sulla determinazione
del supplemento di compenso eventualmente spettante al curatore in
caso di realizzazione di ulteriore attivo; prevedere che al curatore
sia consentito di mantenere aperta la partita IVA anche dopo la
chiusura della liquidazione giudiziale in pendenza di procedimenti
giudiziari;
c) prevedere che, alla chiusura della procedura relativa a
societa’ di capitali, nei casi di cui ai numeri 1) e
2) del primo comma dell’articolo 118 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il
curatore convochi l’assemblea ordinaria dei soci per le deliberazioni
necessarie ai fini della ripresa dell’attivita’ o della sua
cessazione, ovvero per la trattazione di argomenti sollecitati, con
richiesta scritta, da un numero di soci che rappresenti una
percentuale significativa del capitale sociale;
d) disciplinare e incentivare le proposte di concordato
liquidatorio giudiziale da parte di creditori e di terzi, nonche’
dello stesso debitore, ove questi apporti risorse che incrementino in
modo apprezzabile l’attivo.
Art. 8
Esdebitazione
1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, per la
disciplina della procedura di esdebitazione all’esito della procedura
di liquidazione giudiziale, il Governo si attiene ai seguenti
principi e criteri direttivi:
a) prevedere per il debitore la possibilita’ di presentare
domanda di esdebitazione subito dopo la chiusura della procedura e,
in ogni caso, dopo tre anni dalla sua apertura, al di fuori dei casi
di frode o di malafede e purche’ abbia collaborato con gli
organi della procedura;
b) introdurre particolari forme di esdebitazione di diritto
riservate alle insolvenze minori, fatta salva per i creditori la
possibilita’ di proporre opposizione dinanzi al tribunale;
c) prevedere anche per le societa’ l’ammissione al beneficio
della liberazione dai debiti residui nei confronti dei creditori
concorsuali non soddisfatti, previo riscontro dei presupposti di
meritevolezza in capo agli amministratori e, nel caso di societa’ di
persone, in capo ai soci. Art. 9 Sovraindebitamento
1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, per la
disciplina della procedura di composizione delle crisi da
sovrindebitamento di cui alla legge 27 gennaio 2012, n. 3, il
Governo procede al riordino e alla semplificazione della disciplina
in materia attenendosi ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) comprendere nella procedura i soci illimitatamente
responsabili e individuare criteri di coordinamento nella gestione
delle procedure per sovraindebitamento riguardanti piu’ membri della
stessa famiglia;
b) disciplinare le soluzioni dirette a promuovere la
continuazione dell’attivita’ svolta dal debitore, nonche’ le
modalita’ della loro eventuale conversione nelle soluzioni
liquidatorie, anche ad istanza del debitore, e consentendo,
esclusivamente per il debitore consumatore,solo la soluzione
liquidatoria, con esclusione dell’esdebitazione, nel caso in cui la
crisi o l’insolvenza derivino da colpa grave, malafede o frode del
debitore;
c) consentire al debitore meritevole, che non sia in grado di
offrire ai creditori alcuna utilita’, diretta o indiretta, nemmeno
futura, di accedere all’esdebitazione solo per una volta, fatto salvo
l’obbligo di pagamento del debito entro quattro anni, laddove
sopravvengano utilita’;
d) prevedere che il piano de
l consumatore possa comprendere anche
la ristrutturazione dei crediti derivanti da contratti di
finanziamento con cessione del quinto dello stipendio o della
pensione e dalle operazioni di prestito su pegno;
e) prevedere che nella relazione dell’organismo di cui
all’articolo 9, comma 3-bis, della legge 27 gennaio 2012, n. 3, sia
indicato se il soggetto finanziatore, ai fini della concessione del
finanziamento, abbia tenuto conto del merito creditizio del
richiedente, valutato in relazione al suo reddito disponibile,
dedotto l’importo necessario a mantenere un dignitoso tenore di vita;
f) precludere l’accesso alle procedure ai soggetti gia’
esdebitati nei cinque anni precedenti la domanda o che abbiano
beneficiato dell’esdebitazione per due volte, ovvero nei casi di
frode accertata;
g) introdurre misure protettive simili a quelle previste nel
concordato preventivo, revocabili su istanza dei creditori, o anche
d’ufficio in caso di atti in frode ai creditori;
h) riconoscere l’iniziativa per l’apertura delle soluzioni
liquidatorie, anche in pendenza di procedure esecutive individuali,
ai creditori e, quando l’insolvenza riguardi l’imprenditore,
al pubblico ministero;
i) ammettere all’esdebitazione anche le persone giuridiche, su
domanda e con procedura semplificata, purche’ non ricorrano ipotesi
di frode ai creditori o di volontario inadempimento del piano o
dell’accordo;
l) prevedere misure sanzionatorie, eventualmente di natura
processuale con riguardo ai poteri di impugnativa e di opposizione, a
carico del creditore che abbia colpevolmente contribuito
all’aggravamento della situazione di indebitamento;
m) attribuire anche ai creditori e al pubblico ministero
l’iniziativa per la conversione in procedura liquidatoria, nei casi
di frode o inadempimento.
Art. 10 Privilegi
1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, il Governo
procede al riordino e alla revisione del sistema dei privilegi,
principalmente con l’obiettivo di ridurre le ipotesi di privilegio
generale e speciale, con particolare riguardo ai privilegi retentivi,
eliminando quelle non piu’ attuali rispetto al tempo in cui sono
state introdotte e adeguando in conformita’ l’ordine delle cause
legittime di prelazione. Art. 11
Garanzie non possessorie
1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, per la
disciplina del sistema delle garanzie reali mobiliari, il Governo si
attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) regolamentare una forma di garanzia mobiliare senza
spossessamento, avente ad oggetto beni, materiali o immateriali,
anche futuri, determinati o determinabili, fatta salva la specifica
indicazione dell’ammontare massimo garantito, eventualmente
utilizzabile anche a garanzia di crediti diversi o ulteriori rispetto
a quelli originariamente individuati, disciplinandone i requisiti,
ivi compresa la necessita’ della forma scritta, e le modalita’ di
costituzione, anche mediante iscrizione in apposito registro
informatizzato, nonche’ le regole di opponibilita’ ai terzi e il
concorso con gli altri creditori muniti di cause di prelazione;
b) regolamentare forme, contenuto, requisiti ed effetti
dell’iscrizione nel registro informatizzato, direttamente accessibile
per via telematica secondo modalita’ che salvaguardino la protezione
dei dati, al fine di consentire le operazioni di consultazione,
iscrizione, annotazione, modifica, rinnovo ed estinzione
delle garanzie, nonche’ la regolazione del concorso conseguente
all’eventualita’ di plurime annotazioni; subordinare le operazioni di
consultazione, iscrizione, modifica, annotazione e rinnovo al
pagamento di un importo in denaro, determinato anche in via
regolamentare, in modo da assicurare la copertura delle spese di
gestione del registro;
c) stabilire che, salvo diverso accordo delle parti, il soggetto
costituente la garanzia abbia la facolta’ di utilizzare, nel rispetto
dei principi di buona fede e di correttezza e in ogni caso nel
rispetto della destinazione economica, i beni oggetto di garanzia,
anche nell’esercizio della propria attivita’ e
conomica, estendendo intale caso la prelazione dai beni originari a quelli che risulteranno
all’esito degli atti di disposizione, senza effetto novativo per la
garanzia originariamente concessa, fatta salva la possibilita’ per il
creditore di promuovere azioni conservative o inibitorie nel caso di
abuso del costituente;
d) consentire al creditore di escutere stragiudizialmente la
garanzia anche in deroga al divieto del patto commissorio, a
condizione che il valore dei beni sia determinato in maniera
oggettiva, fatto salvo l’obbligo di restituire immediatamente al
debitore, o ad altri creditori, l’eventuale eccedenza tra il valore
di realizzo o assegnazione e l’importo del credito;
e) prevedere forme di pubblicita’
e di controllo giurisdizionale
dell’esecuzione stragiudiziale di cui alla lettera d), regolare i
rapporti tra la stessa e le procedure esecutive forzate e
concorsuali, adottare misure di protezione del debitore consumatore,
nonche’ formedi tutela dei terzi che abbiano contrattato con il
debitore non spossessato ovvero abbiano acquistato in buona fede
diritti sul bene mobile oggetto del pegno, curando in ogni caso il
coordinamento della nuova disciplina con le disposizioni
normative vigenti.
2. Per l’attuazione delle disposizioni di cui al comma 1, lettera
a), e’ autorizzata la spesa di euro 150.000 per l’anno 2017. Al
relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini
del bilancio triennale 2017-2019, nell’ambito del programma «Fondi di
riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato
di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno
2017, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo
al Ministero della giustizia.
Art. 12
Garanzie in favore degli acquirenti di immobili da costruire
1. Il Governo e’ delegato ad adottare, con le modalita’ e nei
termini di cui all’articolo 1, disposizioni in materia di tutela dei
diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire,
secondo i seguenti principi e criteri direttivi:
a) al fine di garantire il controllo di legalita’ da parte del
notaio sull’adempimento dell’obbligo di stipulazione della
fideiussione di cui agli articoli 2 e 3 del decreto legislativo 20
giugno 2005, n. 122, nonche’ dell’obbligo di rilascio della
polizza assicurativa indennitaria di cui all’articolo 4 del medesimo decreto
legislativo, stabilire che l’atto o il contratto avente come
finalita’ il trasferimento non immediato della proprieta’ o di altro
diritto reale di godimento su un immobile da costruire, nonche’
qualunque atto avente le medesime finalita’, debba essere stipulato
per atto pubblico o per scrittura privata autenticata;
b) prevedere che dall’inadempimento dell’obbligo assicurativo di cui all’articolo 4 del cita
to decreto legislativo n. 122 del 2005
consegua la nullita’ relativa del contratto, nei termini previsti
dall’articolo 2, comma 1, del medesimo decreto legislativo.
Art. 13
Rapporti tra liquidazione giudiziale e misure penali
1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, il Governo
adotta disposizioni di coordinamento con il codice delle leggi
antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto
legislativo 6 settembre 2011, n. 159, stabilendo condizioni e criteri
di prevalenza, rispetto alla gestione concorsuale, delle misure
cautelari adottate in sede penale, anteriormente o successivamente
alla dichiarazione di insolvenza.
2. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, il Governo
adotta disposizioni di coordinamento con la disciplina di cui al
decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e in particolare con le
misure cautelari previste dalla disciplina sulla responsabilita’
amministrativa delle persone giuridiche, delle societa’ e delle
associazioni anche prive di personalita’ giuridica, nel rispetto del
principio di prevalenza del regime concorsuale, salvo che ricorrano
ragioni di preminente tutela di interessi di carattere penale.
Art. 14
Modifiche al codice civile
1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, il Governo
procede alle modifiche delle seguenti disposizioni del codice civile
rese necessarie per la definizione della disciplina organica di
attuazione dei principi e criteri direttivi di cui alla presente
legge, in particolare prevedendo:
a) l’applicabilita’ dell’articolo 2394 alle societa’ a
responsabilita’ limitata e l’abrogazione dell’articolo 2394-bis;
b) il dovere dell’imprenditore e degli organi sociali di
istituire assetti organizzativi adeguati per la rilevazione
tempestiva della crisi e della perdita della continuita’ aziendale,
nonche’ di attivarsi per l’adozione tempestiva di uno degli strumenti
previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il
recupero della continuita’aziendale;
c) l’assoggettamento alla procedura di liquidazione giudiziale
come causa di scioglimento delle societa’ di capitali ai sensi
dell’articolo 2484;
d) la possibilita’ di sospensione dell’operativita’ della causa
di scioglime
nto di cui all’articolo 2484, primo comma, numero 4), e
all’articolo 2545-duodecies, nonche’ degli obblighi posti a carico
degli organi sociali dagli articoli 2446, secondo e terzo comma,
2447, 2482-bis, quarto, quinto e sesto comma, 2482-ter e 2486, in
forza delle misure protettive previste nell’ambito delle procedure di
allerta e di composizione assistita della crisi, degli accordi di
ristrutturazione dei debiti e di regolazione concordata preventiva
della crisi;
e) i criteri di quantificazione del danno risarcibile nell’azione
di responsabilita’ promossa contro l’organo di amministrazione della
societa’ fondata sulla violazione di quanto previsto dall’articolo
2486;
f) l’applicabilita’ delle disposizioni dell’articolo
2409 alle societa’ a responsabilita’ limitata, anche prive di organo di
controllo;
g) l’estensione dei casi in cui e’ obbligatoria la nomina
dell’organo di controllo, anche monocratico, o del revisore, da parte
della societa’ a responsabilita’ limitata, in particolare prevedendo
tale obbligo quando la societa’ per due esercizi consecutivi ha
superato almeno uno dei seguenti limiti:
1) totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 2 milioni di euro;
2) ricavi delle vendite e delle prestazioni: 2 milioni di euro;
3) dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 10 unita’;
h) che, se la societa’ a responsabilita’ limitata, in tutti i
casi in cui e’ obbligata per legge, non nomina l’organo di controllo
o il revisore entro il termine previsto dall’articolo 2477, quinto
comma, il tribunale provveda alla nomina, oltre che su richiesta di
ogni interessato, anche su segnalazione del conservatore del registro
delle imprese;
i) che l’obbligo di nomina dell’organo di controllo o del
revisore cessi, per la societa’ a responsabilita’ limitata, quando
per tre esercizi consecutivi non e’ superato alcuno dei limiti di cui
alla lettera g).
Art. 15
Liquidazione coatta amministrativa
1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, per la
riforma della liquidazione coatta amministrativa, il Governo si
attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) applicare in via generale la disciplina concorsuale ordinaria
anche alle imprese in stato di crisi o di insolvenza attualmente
soggette alla procedura di liquidazione coatta amministrativa,
mantenendo fermo il relativo regime speciale solo nei casi previsti:
1) dalle leggi speciali in materia di banche e imprese
assimilate, intermediari finanziari, imprese assicurative e
assimilate;
2) dalle leggi speciali in materia di procedimenti
amministrativi di competenza delle autorita’ amministrative di
vigilanza, conseguenti all’accertamento di irregolarita’ e
all’applicazione di sanzioni da parte delle medesime autorita’;
b) attribuire alle autorita’ amministrative di vigilanza le
competenze in tema di segnalazione dell’allerta e le funzioni
attribuite agli organismi di composizione della crisi nelle procedure
di allerta e di composizione assistita della crisi
di cui all’articolo 4, anche al fine di individuare soluzioni di carattere
conservativo, nonche’ la legittimazione alla domanda di apertura
della procedura di liquidazione giudiziale di cui all’articolo 7.
2. Le disposizioni del presente articolo e quelle dei decreti
legislativi emanati in attuazione dello stesso sono applicabili nelle
regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di
Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme
di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18
ottobre 2001, n. 3.
Capo III
Disposizioni finanziarie
Art. 16
Disposizioni finanziarie
1. Dall’attuazione della presente legge e dei decreti legislativi
da essa previsti, ad eccezione delle disposizioni dell’articolo 2,
comma 1, lettera o), e dell’articolo 11, comma 1, lettera a), per le
quali sono previste specifiche autorizzazioni
di spesa, non devono
derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Adessa si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie
previste dalla legislazione vigente.
2. In considerazione della complessita’ della materia trattata e
dell’impossibilita’ di procedere alla determinazione degli eventuali
effetti finanziari, per ciascuno schema di decreto legislativo di cui
alla presente legge, la corrispondente relazione tecnica evidenzia
gli effetti sui saldi di finanza pubblica. Qualora uno o piu’ decreti
legislativi determinino nuovi o maggiori oneri, che non trovino
compensazione nel proprio ambito, si provvede ai sensi dell’articolo
17, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.
La presente legge muni
ta del sigillo dello Stato, sara’ inserita
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addi’ 19 ottobre 2
017
MATTARELLA
Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri
Orlando, Ministro della giustizia
Visto, il Guardasigilli: Orlando

Anche se in caso di crisi il trasferimento del controllo dall’imprenditore ai creditori è necessario, esso incontra una serie di ostacoli.
Innanzitutto può non essere chiaro all’esterno quando l’impresa sia in crisi, per cui occorre porsi l’obiettivo di favorire l’emersione tempestiva della crisi in funzione della predisposizione di rimedi ancora efficaci. Se però non si offre al debitore un ruolo nella gestione della sua situazione di difficoltà, egli non sarà incentivato a denunciarla, per timore di essere subito allontanato. In secondo luogo, quando la crisi è emersa, l’impresa per poter proseguire richiede un patrimonio di conoscenze e di informazioni non sempre facilmente trasferibile. Tali informazioni possono consistere sia in conoscenze tecniche sia nel know-how relativo ai clienti e ai fornitori, alla situazione del mercato, ai concorrenti e così via. È spesso l’imprenditore, o il management, a possedere queste informazioni e a doverle comunicare ai creditori.

Si pone dunque un dilemma: coloro che hanno provocato la crisi, e che andrebbero dunque allontanati dalla gestione dell’impresa, sono necessari affinché questa prosegua la sua attività almeno nelle fasi iniziali.
Non solo: essi devono contribuire nella realizzazione di un’operazione che toglie loro il controllo dell’impresa. Inevitabilmente i creditori assumeranno un atteggiamento diffidente in questa collaborazione con il debitore: imprenditore e managers possono non essere capaci di gestire correttamente l’impresa durante la procedura concorsuale, dato che l’hanno portata alla crisi; essi possono inoltre non avere sufficienti incentivi a farlo nel migliore dei modi, dato che i risultati positivi non andranno a loro vantaggio; infine essi possono avere incentivi diversi da quello di massimizzare la soddisfazione dei creditori, dato che potrebbero utilizzare il tempo in cui ancora gestiscono l’impresa, per trasferire informazioni critiche all’esterno, in vista di un utilizzo da parte propria o di terzi.

Nonostante queste controindicazioni il patrimonio informativo di cui è in possesso il debitore fa sì che l’utilità della sua collaborazione sia innegabile e vada al di là del caso della gestione dell’impresa in crisi. Anche qualora si procedesse ad una semplice liquidazione, infatti, il debitore avrebbe spesso migliori informazioni sul valore dei cespiti da dismettere e sarebbe spesso in grado di conoscere il mercato dei potenziali acquirenti.

È frequente che sulle ceneri di una società decotta ne nasca una nuova con lo stesso oggetto e con gli stessi soci. Essa acquista dagli organi della procedura l’azienda ad un prezzo che, pur essendo insufficiente all’integrale pagamento del passivo, è superiore a quello che qualunque altro acquirente avrebbe offerto (sindrome della fenice). Proprio per incentivare la collaborazione del debitore alla soluzione della crisi più rapida e conveniente per i creditori, molte procedure d’insolvenza, in apparente violazione dell’ordine di priorità, consentono ai fornitori di capitale di rischio di trarre dei benefici dalla loro cooperazione alla soddisfazione dei creditori.

Se si rispettasse il sistema delle precedenze, infatti, i valori emergenti dal patrimonio dell’insolvente, dedotti i costi della procedura, dovrebbero essere attribuiti prima ai creditori con diritto di prelazione, quindi ai creditori chirografari e successivamente, ma solo quanto tutti i creditori siano stati soddisfatti per intero, ai fornitori di capitale di rischio, cioè all’imprenditore e ai soci. Il sistema concorsuale, tuttavia, consente di rompere quest’ordine. Nel concordato, infatti, può accadere che, anche quando i creditori non siano stati interamente pagati, l’imprenditore o, in caso di società, i soci ottengano una qualche forma di beneficio economico.

Le nuove soglie sono:

Ricavi superiori a 2 milioni;
Attivo patrimoniale superiore a 2 milioni;
Dipendenti media annua superiore a 10.

L’obbligo scatta se si è superato UNO SOLO DEI TRE LIMITI PER DUE ESERCIZI CONSECUTIVI.

Non esiste più il limite minimo di 120 mila euro di capitale sociale.

Le Srl e le cooperative avranno però 9 mesi per adeguare i propri statuti.

Per chi fosse in difficoltà a reperire Revisori a cui conferire gli incarichi gli appartenenti al Network Consulenti Aziendali d’Italia sono disponibili a valutare l’assunzione di tali incarichi, anche delle peggiori situazioni, a condizione che la società sia disposta ad implementare al suo interno il Cruscotto di Controllo che farà da “ECOGRAFO” rispetto all’andamento economico finanziario presente e futuro dell’azienda; permettendo cosi al Revisore di non correre nessun rischio sia penale che civile. Infatti nel cruscotto, fra gli altri, ė presente un algoritmo che valuta l’eventuale superamento della soglia di deterioramento degli equilibri aziendali di cui all’art. 4 della legge 155 del 2017 da cui scaturisce l’obbligo “DELL’ALLERTAMENTO” al Registro Imprese da perte di Amministratori e revisori. Per chi fosse interessato o per chi volesse avere la possibilità di installare il cruscotto di controllo presso i propri clienti può trovare informazioni su www.155del2017.it o su www.cruscottodicontrollo.it oppure contattare 3357589095

Le imprese hanno un ciclo di vita che gli esperti aziendalisti amano suddividere in almeno quattro fasi:
Iniziale: lo start up è caratterizzato, nel maggior parte dei casi, da volumi di affari ridotti, bassa capacità di produrre profitti a causa dei costi di avvio della produzione e affermazione sul mercato;
Sviluppo: l’andamento degli affari e dei profitti cominciano progressivamente a migliorare, segnando trend positivi di crescita;

Maturità: l’impresa produce il volume di affari in grado di garantire buoni profitti;
Declino: l’impresa subisce un progressivo affievolimento della capacità di resistere alla concorrenza, il volume di affari regredisce e con esso i profitti fino a condurre l’impresa al termine del suo ciclo di vita.
Nel corso della sua vita ogni impresa può attraversare momenti di difficoltà economica e gestionale e, a seconda della gravita e complessità delle difficoltà, tale situazione potrà evolversi in quella particolare situazione chiamata “crisi”.

I segnali di questa condizione si manifestano nell’incapacità di fare fronte con regolarità alle obbligazioni assunte attraverso i mezzi finanziari scaturenti dal ciclo produttivo imprenditoriale o dalla venuta meno fiducia da parte degli stakeholders. Sarà compito della “governance” aziendale valutare la gravità dello stato di “crisi” in maniera tale da approntare le necessarie cure ed assumere le indispensabili decisioni.
Dovranno essere messi in campo metodi di analisi e strumenti di valutazione della gravità della situazione al fine di assumere decisioni sul “cosa fare”.

La decisione del “cosa fare” sarà il risultato della valutazione della situazione aziendale e potrà condurre anche al fallimento dell’impresa.
La recente approvazione del Testo Unico recante norme sulle società partecipate dagli Enti Pubblici, normativa attesa da diversi anni e quanto mai provvidenziale, ha posto a carico dei soggetti giuridici coinvolti obblighi e responsabilità che meritano un’attenta analisi ed introducono, al tempo stesso, l’esigenza di comprendere quanto sia importante avere uno strumento di facile utilizzo che metta in evidenza, per tempo, gli indicatori della crisi di impresa.

Nelle pagine seguenti cercheremo di fornire strumenti di analisi e comprensione dello stato “economico”, “patrimoniale” e “Finanziario” delle imprese in “mano pubblica” per prevenire le nefaste conseguenze del mancato controllo degli indicatori della “crisi d’impresa”.

La problematica riveste una particolare importanza, sia alla luce del ruolo significativo che questi soggetti hanno acquisito nel contesto economico, sia in ragione della perdurante incertezza, ai fini dell’applicazione delle diverse normative settoriali, in ordine alla loro collocazione nell’ambito dell’ordinamento pubblicistico o privatistico.
Come noto, sia la normativa codicistica (art. 2221 c.c.) che quella fallimentare (art. 1, l. fall.) stabiliscono per gli enti pubblici un’espressa esclusione dall’applicazione delle disposizioni in materia di fallimento e di concordato preventivo.

Tale scelta trova fondamento e nutrimento sull’idea della presunta incompatibilità tra le finalità proprie dell’attività degli enti pubblici e gli effetti tipici della procedura fallimentare, nonché l’esigenza di mantenere in capo a questi (enti pubblici) la titolarità delle funzioni amministrative, non consentendo l’ingerenza dell’autorità giudiziaria in ambiti riservati all’autorità amministrativa e l’interruzione del pubblico servizio erogato dall’ente.

Con riferimento alle società a capitale pubblico, il nuovo Testo Unico fa chiarezza stabilendo l’assoggettamento degli stessi alla Legge Fallimentare superando, in tal modo, le difficoltà circa la loro relative identificazione.

Siamo agli sgoccioli. La legge 155/2017, già in vigore, sta per avere i propri decreti attuativi che saranno UNA RIVOLUZIONE, UNA BOMBA ATOMICA nella gestione delle imprese italiane soprattutto in quelle non performanti.

Il tema è caldo ed investe fin da ora la responsabilità dei Revisori, che da quando la legge 155 è in vigore (dal 2017) non possono astenersi dal MISURARE, secondo parametri oggettivi e scientifici, lo stato di degrado dell’equilibrio finanziario ed economico delle società dove sono nominati. I GIRI DI PAROLE CHE DICONO TUTTO E NIENTE SULLO STATO DI SALUTE DELL’AZIENDA ORMAI NON SERVONO PIU’ A SCUDARE LA RESPONSABILITA’ DEI REVISORI.
Analoghe responsabilità gravano anche sugli amministratori, e quindi anche sui loro consulenti, che NON POSSONO PIU’ PORTARE AVANTI AZIENDE SQUILIBRATE SENZA AVER ADOTTATO GLI OPPORTUNI STRUMENTI DI ALLERTA E DI FRONTEGGIAMENTO.

Ormai da un anno la MISURAZIONE DELLA SALUTE AZIENDALE è un atto dovuto e se non lo si fa si è responsabili dei futuri dissesti, e dei conseguenti reati legati ad essi.

Qualcuno potrà dire che non esistono ancora dei PARAMETRI DI LEGGE che discriminino aziende performanti da quelle squilibrate, ma a questo si può facilmente rispondere che in dottrina e nella prassi esistono moltissimi strumenti validati capaci di misurare oggettivamente la performance aziendale. Quindi esiste un obbligo di legge che impedisce la prosecuzione dell’attività aziendale quando le aziende non siano più performanti, esistono degli strumenti scientifici capaci di effettuare una puntuale ed efficace misurazione, ne consegue che INCOMPE IN CAPO A REVISORI ED AMMINISTRATORI ORMAI, DA UN ANNO L’OBBLIGO DI MISURARE LA PERFORMANCE AZIENDALE ED ADOTTARE OPPORTUNI PROVVEDIMENTI.
Il cruscotto di controllo http://www.cruscottodicontrollo.it/cruscotto-per-commercialisti/ è già predisposto per la misurazione dell’equilibrio aziendale secondo i dettami della legge 155/2017.

Tornando alle vicende normative nel quadro normativo complessivo diventerà cruciale “la previsione di una fase preventiva di allerta”. Come scrive puntualmente sul Il Sole 24 Ore Giovanni Neri “…Allerta che punta a essere intesa come strumento di sostegno, che potrà risolversi anche in un vero e proprio servizio di composizione assistita della crisi, funzionale ai negoziati per il raggiungimento dell’accordo con i creditori o, eventualmente, anche solo con alcuni di essi (ad esempio quelli meno conflittuali, o più strategici).

È stata allora già prevista l’istituzione, presso ciascuna camera di commercio, di un organismo che assisterà il debitore nella procedura di composizione assistita della crisi. Un soggetto al di fuori dei tribunali per evitare che l’imprenditore possa vivere la composizione anticipata della crisi come un’anticamera della liquidazione. La prospettiva di successo, sottolinea il ministero della Giustizia, dipende in gran parte dalla propensione degli imprenditori ad avvalersene tempestivamente.

In questo senso è stato delineato un sistema di incentivi (sia di natura patrimoniale, incidenti sulla composizione del debito, sia di responsabilità personale), per chi lo utilizzerà, e di deterrenti per chi invece non vi ricorrerà pur esistendone le condizioni. Istituito poi un obbligo di segnalazione dei principali indizi di difficoltà finanziaria da parte dei maggiori creditori istituzionali (l’agenzia delle Entrate, l’Inps e gli agenti della riscossione delle imposte) o a opera degli organi di controllo societari, del revisore contabile o delle società di revisione, se si tratta di impresa gestita in forma societaria. Contestualmente, si estenderà l’obbligo di ricorso al sindaco o al collegio sindacale per le srl che rientreranno in una tipologia predefinita da 3 parametri di natura economica e occupazionale. Nella fase necessaria a trovare un accordo, l’imprenditore potrà ottenere, rivolgendosi al tribunale, misure protettive, per impedire o paralizzare eventuali aggressioni del patrimonio del debitore da parte dei creditori….”

Come si vede una rivoluzione copernicana che ha come pilastro fondante la misurazione costante dello stato di salute dell’azienda che dovrà essere Precisa ed Oggettiva basata su parametri numerici e non su semplici giri di parole.

Il Cruscotto di controllo aziendale diventa uno strumento straordinario di:

a) Misurazione della salute;

b) Eliminare le responsabilità dei revisori;

c) Migliorare la consulenza sugli amministratori

d) Aumentare i margini e il fatturato dello studio

e) Migliorare la cultura aziendale in italia.

Prof. Simone Brancozzi

Simone Brancozzi
3357589095
skype: simone.brancozzi
www.simonebrancozzi.com
www.imprenditoreitaliano.it

Guarda il video e scopri il prossimo evento di Milano ▼ ▼ ▼ http://www.ilnuovocommercialista.it/commercialista-vincente-video-5/
I dispositivi della legge 155 del 2017 (che già è in vigore) avranno un impatto molto importante su commercialisti, consulenti e soprattutto sui revisori contabili, fin da ora.

In particolare è la procedura di allertamento che può destare delle grandi preoccupazioni a commercialisti, consulenti e revisori, perchè queste figure hanno l’ obbligo di vigilare sul livello di salute dell’azienda, rispondendone personalmente e penalmente.

Tieni conto che dal momento in cui verranno emanati i decreti attuativi, non avrai più tempo di intervenire sulle aziende “non sane” (esse infatti fin da ora potrebbero non essere sane), e quindi la responsabilità dei loro futuri dissesti per gli amministratori ed i revisori contabili scatta fin da ora.

Quindi è già da oggi che devi iniziare a fare qualcosa…
Sì ma cosa? Chi ti dice con esattezza qual è il livello di salute dell’azienda?

In questo video avrai un riassunto della legge 155, e soprattutto avrai la soluzione per stare tranquillo al 100% sulla procedura di allertamento. Ne parleremo con me e gli altri colleghi venerdì 23 novembre a Milano, (presso coworking Copernico, via Copernico 38 a 5 minuti a piedi dalla Stazione Centrale, ) nell’evento gratuito “Commercialista Vincente”:per tutte le info vai su http://www.ilnuovocommercialista.it/commercialista-vincente/

Puoi anche vedere in anteprima la soluzione al problema della 155 per commercialisti e revisori al seguente link: http://www.cruscottodicontrollo.it/cruscotto-per-commercialisti/

Nei prossimi video vedrai l’evoluzione della professione e come poter avere una vita lavorativa migliore una migliore situazione economica: dietro il cambiamento si nascondono grandi opportunità e la professione del commercialista di grandi opportunità ne ha davvero molte.

L’appuntamento per scoprire il futuro della professione è il 23 Novembre a Milano, con l’evento gratuito COMMERCIALISTA VINCENTE: per tutte le info vai su http://www.ilnuovocommercialista.it/commercialista-vincente/

Con questa comunicazione ti mettiamo anche a conoscenza del nuovo gruppo di Commercialisti che abbiamo creato su Facebook:

Abbiamo creato questo gruppo appositamente per tutti i commercialisti che vogliono condividere le loro ansie, fatiche, che vogliono confrontarsi con altri colleghi e che vogliono migliorare il proprio studio e la propria vita!

Clicca, per entrare gratis nel gruppo, al seguente link: https://www.facebook.com/groups/361365114011000/

Buon lavoro!
Simone Brancozzi

Sito web: http://www.ilnuovocommercialista.it
Email: studio@ilnuovocommercialista.it
Tel. 0734/605020
N° verde 800135806
Mobile 3357589095

La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno approvato;

 IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

la seguente legge:

Art. 1

Oggetto della delega al Governo e  procedure  per  l’esercizio  della  stessa

  1. Il Governo e’ delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della  presente  legge,  con l’osservanza  dei principi e criteri direttivi di cui alla medesima legge, uno  o  piu’ decreti  legislativi  per  la  riforma   organica   delle   procedure concorsuali di cui al regio decreto 16 marzo 1942, n.  267,  e  della disciplina sulla composizione delle crisi  da  sovraindebitamento  di cui alla legge 27 gennaio 2012, n. 3, nonche’ per  la  revisione  del sistema dei privilegi e delle garanzie.
  1. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1 il Governo  tiene conto della  normativa  dell’Unione  europea  e  in  particolare  del regolamento (UE) n. 2015/848 del Parlamento europeo e del  Consiglio, del 20 maggio 2015, relativo  alle  procedure  di  insolvenza,  della raccomandazione 2014/135/UE della Commissione,  del  12  marzo  2014, nonche’  dei  principi  della  model  law  elaborati  in  materia  di insolvenza dalla Commissione  delle  Nazioni  Unite  per  il  diritto commerciale internazionale (UNCITRAL); cura altresi’ il coordinamento con le disposizioni vigenti, anche modificando la formulazione  e  la collocazione delle norme non direttamente investite  dai  principi  e criteri direttivi di delega, in modo da renderle ad essi conformi,  e adottando le opportune disposizioni transitorie.
  1. I decreti legislativi di  cui  al  comma  1  sono  adottati  su proposta del Ministro della giustizia, di concerto  con  il  Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro del  lavoro  e  delle politiche sociali. Essi sono successivamente  trasmessi  alla  Cameradei deputati e al Senato  della  Repubblica,  entro  il  sessantesimo giorno antecedente la scadenza  del  termine  per  l’esercizio  della delega, per l’espressione dei  pareri  delle  rispettive  Commissioni parlamentari competenti per materia e per gli aspetti finanziari,  da rendere entro il termine di trenta  giorni,  decorso  inutilmente  il quale i decreti possono  essere  comunque  emanati.  Il  termine  per l’esercizio della delega e’ prorogato di sessanta  giorni  quando  il termine per l’espressione del parere delle  Commissioni  parlamentari scade nei trenta giorni antecedenti la scadenza del termine di cui al comma 1 o successivamente.

N O T E

Avvertenza:

Il testo delle note qui  pubblicato  e’  stato  redatto dall’Amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi dell’art. 10, comma 3, del testo unico  delle disposizioni sulla  promulgazione  delle  leggi, sull’emanazione   dei ecreti del Presidente della Repubblica  italiana  e  sulle    pubblicazioni   ufficiali   della   Repubblica    italiana, approvato con decreto del Presidente  della Repubblica  28 dicembre 1985, n. 1092,  al  solo  fine  di  facilitare  la lettura delle disposizioni di legge alle quali  e’  operato il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia  degli  atti legislativi qui trascritti.

Per gli atti dell’Unione europea  vengono  forniti  gli         estremi   di   pubblicazione   nella   Gazzetta   Ufficiale dell’Unione europea (GUUE).

Note all’art. 1:

– Il regio decreto 16 marzo 1942,  n.  267  (Disciplina del     fallimento,     del     concordato      preventivo, dell’amministrazione  controllata  e   della   liquidazione coatta  amministrativa),  e’  pubblicato   nella   Gazzetta Ufficiale 6 aprile 1942, n. 81, S.O.

– La legge 27  gennaio  2012,  n.  3  Disposizioni  in materia di usura e di estorsione, nonche’  di  composizione  delle crisi da  sovraindebitamento),  e’  pubblicata  nella Gazzetta Ufficiale 30 gennaio 2012, n. 24.

– La raccomandazione 2014/135/UE del 12 marzo  2014  su un  nuovo  approccio  al   fallimento   delle   imprese   e all’insolvenza, e’ pubblicata nella GUUE n. L 74/65 del  14  marzo 2014.

Art. 2

Principi generali

1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1 il Governo provvede a riformare in modo organico la disciplina delle procedure concorsuali attenendosi ai seguenti principi generali:

a) sostituire il termine «fallimento» e i suoi derivati con l’espressione «liquidazione giudiziale», adeguando dal punto di vista lessicale anche le relative disposizioni penali, ferma restando la continuita’ delle fattispecie criminose;

b) eliminare l’ipotesi della dichiarazione di fallimento d’ufficio, di cui all’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270;

c) introdurre una definizione dello stato di crisi, intesa come probabilita’ di futura insolvenza, anche tenendo conto delle elaborazioni della scienza aziendalistica, mantenendo l’attuale nozione di insolvenza di cui all’articolo 5 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267;

d) adottare un unico modello processuale per l’accertamento dello stato di crisi o di insolvenza del debitore, in conformita’ all’articolo 15 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e con caratteristiche di particolare celerita’, anche in fase di reclamo, prevedendo la legittimazione ad agire dei soggetti con funzioni di controllo e di vigilanza sull’impresa, ammettendo l’iniziativa del pubblico ministero in ogni caso in cui egli abbia notizia dell’esistenza di uno stato di insolvenza, pecificando la disciplina delle misure cautelari, con attribuzione della relativa competenza anche alla Corte di appello, e armonizzando il regime delle impugnazioni, con particolare riguardo all’efficacia delle pronounce rese avverso i provvedimenti di apertura della procedura di liquidazione giudiziale ovvero di omologazione del concordato;
e) assoggettare al procedimento di accertamento dello stato di crisi o di insolvenza ogni categoria di debitore, sia esso persona fisica o giuridica, ente collettivo, consumatore, professionista o imprenditore esercente un’attivita’ commerciale, agricola o artigianale, con esclusione dei soli enti pubblici, disciplinando distintamente i diversi esiti possibili, con riguardo all’apertura di procedure di regolazione concordata o coattiva, conservativa o liquidatoria, tenendo conto delle relative peculiarita’ soggettive e oggettive e in particolare assimilando il trattamento dell’imprenditore che dimostri di rivestire un profilo dimensionale inferiore a parametri predeterminati, ai sensi ell’articolo 1 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, a quello riservato a debitori civili, professionisti e consumatori, di cui all’articolo 9 della presente legge;

f) recepire, ai fini della disciplina della competenza territoriale, la nozione di «centro degli nteressi principali del debitore» definita dall’ordinamento dell’Unione europea;

g) dare priorita’ di trattazione, fatti salvi i casi di abuso, alle proposte che comportino il superamento della crisi assicurando la continuita’ aziendale, anche tramite un diverso imprenditore, purche’ funzionali al miglior soddisfacimento dei creditori e purche’ la valutazione di convenienza sia illustrata nel piano, riservando la liquidazione giudiziale ai casi nei quali non sia proposta un’idonea soluzione alternativa;

h) uniformare e semplificare, in raccordo con le disposizioni sul processo civile telematico, la disciplina dei diversi riti speciali previsti dalle disposizioni in materia concorsuale;

i) prevedere che la notificazione nei confronti del debitore, che sia un professionista o un imprenditore, degli atti delle procedure concorsuali e, in particolare, dell’atto che da’ inizio al procedimento di accertamento dello stato di crisi abbia luogo obbligatoriamente all’indirizzo del servizio elettronico di recapito certificato qualificato o di posta elettronica certificata del debitore risultante dal registro delle imprese ovvero dall’indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INI-PEC) delle imprese e dei professionisti; prevedere una procedura telematica alternativa, quando la notificazione a mezzo di posta elettronica certificata, per causa imputabile al destinatario, non e’ possibile o non ha esito positivo, individuando le modalita’ e i termini di accesso agli atti ai fini del perfezionamento della notificazione senza altra formalita’; prevedere che, al fine di consentire che le notificazioni abbiano luogo con modalita’ telematiche, l’imprenditore sia tenuto a mantenere attivo l’indirizzo del servizio elettronico di recapito certificato qualificato o di posta elettronica certificata comunicato all’INI-PEC per un anno decorrente dalla data della cancellazione dal registro delle imprese;

l) ridurre la durata e i costi delle procedure concorsuali, anche attraverso misure di responsabilizzazione degli organi di gestione e di contenimento delle ipotesi di prededuzione, con riguardo altresi’ ai compensi dei professionisti, al fine di evitare che il pagamento dei crediti prededucibili assorba in misura rilevante l’attivo delle procedure;

m) riformulare le disposizioni che hanno originato contrasti interpretativi, al fine di favorirne il superamento, in coerenza con i principi stabiliti dalla presente legge;

n) assicurare la specializzazione dei giudici addetti alla materia concorsuale, con adeguamento degli organici degli uffici giudiziari la cui competenza risulti ampliata:

1) attribuendo ai tribunali sede delle sezioni specializzate in materia di impresa la competenza sulle procedure concorsuali e sulle cause che da esse derivano, relative alle imprese in amministrazione straordinaria e ai gruppi di imprese di rilevante dimensione;
2) mantenendo invariati i vigenti criteri di attribuzione della competenza per le procedure di crisi o insolvenza del consumatore, del professionista e dell’imprenditore in possesso del profile dimensionale ridotto di cui alla lettera e);
3) individuando tra i tribunali esistenti, quelli competenti alla trattazione delle procedure concorsuali relative alle imprese diverse da quelle di cui ai numeri 1) e 2), sulla base di criteri oggettivi e omogenei basati sui seguenti indicatori:
3.1) il numero dei giudici professionali previsti nella pianta organica di ciascun tribunale, da valutare in relazione ai limiti dimensionali previsti ai fini della costituzione di una sezione che si occupi in via esclusiva della materia;
3.2) il numero delle procedure concorsuali sopravvenute nel corso degli ultimi cinque anni;
3.3) il numero delle procedure concorsuali definite nel corso degli ultimi cinque anni;
3.4) la durata delle procedure concorsuali nel corso degli ultimi cinque anni;
3.5) il rapporto tra gli indicatori di cui ai numeri 3.2),
3.3) e 3.4) e il corrispondente dato medio nazionale riferito alle procedure concorsuali;
3.6) il numero delle imprese iscritte nel registro delle imprese;
3.7) la popolazione residente nel territorio compreso nel circondario del tribunale, ponendo questo dato in rapporto con l’indicatore di cui al numero 3.6);

o) istituire presso il Ministero della giustizia un albo dei soggetti, costituiti anche in forma associata o societaria, destinati a svolgere, su incarico del tribunale, funzioni di gestione o di controllo nell’ambito delle procedure concorsuali, con indicazione dei requisiti di professionalita’, indipendenza ed esperienza necessari per l’iscrizione;

p) armonizzare le procedure di gestione della crisi e dell’insolvenza del datore di lavoro con le forme di tutela dell’occupazione e del reddito dei lavoratori che trovano fondamento nella Carta sociale europea, fatta a Strasburgo il 3 maggio 1996, ratificata ai sensi della legge 9 febbraio 1999, n. 30, e nella direttiva 2008/94/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2008, nonche’ nella direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, come interpretata dalla Corte di giustizia dell’Unione europea.

2. Per l’attuazione delle disposizioni del comma 1, lettera o), e’ autorizzata la spesa di euro 100.000 per l’anno 2017. Al relative onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2017-2019, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2017, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relative al Ministero della giustizia.

Note all’art. 2:

– Si riporta il testo dell’art. 3 del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270 (Nuova disciplina dell’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, a norma dell’art. 1 della legge 30 luglio 1998, n. 274):
«Art. 3 (Accertamento dello stato di insolvenza).
– 1. Se un’impresa avente i requisiti previsti dall’art. 2 si trova in stato di insolvenza, il tribunale del luogo in cui essa ha la sede principale, su ricorso dell’imprenditore, di uno o piu’ creditori, del pubblico ministero, ovvero d’ufficio, dichiara tale stato con sentenza in Camera di consiglio.

2. Il tribunale provvede a norma del comma 1 anche quando, in base alle disposizioni contenute nei titoli III e IV del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (“legge fallimentare”), si dovrebbe far luogo alla dichiarazione di fallimento di un’impresa ammessa alla procedura di concordato preventivo o di amministrazione controllata.».
– Si riporta il testo degli articoli 1, 5 e 15 del citato regio decreto 16 marzo 1942, n. 267:
«Art. 1 (Imprese soggette al fallimento e al concordato preventivo). – Sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che esercitano una attivita’ commerciale, esclusi gli enti pubblici.
Non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori di cui al primo comma, i quali dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti:
a) aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall’inizio dell’attivita’ se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superior ad euro trecentomila;
b) aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento o dall’inizio dell’attivita’ se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila;
c) avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila.
I limiti di cui alle lettere a), b) e c) del secondo comma possono essere aggiornati ogni tre anni con decreto del Ministro della giustizia, sulla base della media delle variazioni degli indici ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati intervenute nel periodo di riferimento.».

«Art. 5 (Stato d’insolvenza). – L’imprenditore che si trova in stato d’insolvenza e’ dichiarato fallito.
Lo stato d’insolvenza si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non e’ piu’ in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni.».

«Art. 15 (Procedimento per la dichiarazione di fallimento). – Il procedimento per la dichiarazione di fallimento si svolge dinanzi al tribunale in composizione collegiale con le modalita’ dei procedimenti in Camera di consiglio.
Il tribunale convoca, con decreto apposto in calce al ricorso, il debitore ed i creditori istanti per il fallimento; nel procedimento interviene il pubblico ministero che ha assunto l’iniziativa per la dichiarazione di fallimento.

Il decreto di convocazione e’ sottoscritto dal presidente del tribunale o dal giudice relatore se vi e’ delega alla trattazione del procedimento ai sensi del sesto comma. Il ricorso e il decreto devono essere notificati, a cura della cancelleria, all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore risultante dal registro delle imprese ovvero dall’Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti. L’esito della comunicazione e’ trasmesso, con modalita’ automatica, all’indirizzo di posta elettronica certificata del ricorrente. Quando, per qualsiasi ragione, la notificazione non risulta possibile o non ha esito positivo, la notifica, a cura del ricorrente, del ricorso e del decreto si esegue esclusivamente di persona a norma dell’art. 107, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 15 dicembre 1959, n. 1229, presso la sede risultante dal registro delle imprese.

Quando la notificazione non puo’ essere compiuta con queste modalita’, si esegue con il deposito dell’atto nella casa comunale della sede che risulta iscritta nel registro delle imprese e si perfeziona nel momento del deposito stesso.
L’udienza e’ fissata non oltre quarantacinque giorni dal deposito del ricorso e tra la data della comunicazione o notificazione e quella dell’udienza deve intercorrere un termine non inferiore a quindici giorni.

Il decreto contiene l’indicazione che il procedimento e’ volto all’accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento e fissa un termine non inferiore a sette giorni prima dell’udienza per la presentazione di memorie e il deposito di documenti e relazioni tecniche. In ogni caso, il tribunale dispone che l’imprenditore depositi i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, nonche’ una situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata; puo’ richiedere eventuali informazioni urgenti.

I termini di cui al terzo e quarto comma possono essere abbreviati dal presidente del tribunale, con decreto motivato, se ricorrono particolari ragioni di urgenza. In tali casi, il presidente del tribunale puo’ disporre che il ricorso e il decreto di fissazione dell’udienza siano portati a conoscenza delle parti con ogni mezzo idoneo, omessa ogni formalita’ non indispensabile alla conoscibilita’ degli stessi.

Il tribunale puo’ delegare al giudice relatore l’audizione delle parti. In tal caso, il giudice delegato provvede all’ammissione ed all’espletamento dei mezzi istruttori richiesti dalle parti o disposti l’ufficio.
Le parti possono nominare consulenti tecnici.

Il tribunale, ad istanza di parte, puo’ emettere i provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio o dell’impresa oggetto del provvedimento, che hanno efficacia limitata alla durata del procedimento e vengono confermati o revocati dalla sentenza che dichiara il fallimento, ovvero revocati con il decreto che rigetta l’istanza.
Non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento se l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell’istruttoria prefallimentare e’ complessivamente inferiore a euro trentamila. Tale import e’ periodicamente aggiornato con le modalita’ di cui al terzo comma dell’art. 1.».

– La legge 9 febbraio 1999, n. 30 (Ratifica ed esecuzione della Carta sociale europea, riveduta, con annesso, fatta a Strasburgo il 3 maggio 1996), e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 23 febbraio 1999, n. 44, S.O.

– La direttiva 2008/94/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2008 relativa alla tutela dei lavoratori subordinati in caso d’insolvenza del datore di lavoro, e’ pubblicata nella GUUE n. L 283/36 del 28 ottobre 2008.

– La direttiva 2001/23/CE del Consiglio del 12 marzo 2001 concerne il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti, e’ pubblicata nella GUUE n. L 283/36 del 28 ottobre 2008.

Art. 3

Gruppi di imprese

1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, il Governo si attiene, per la disciplina della crisi e dell’insolvenza dei gruppi di imprese, ai seguenti principi e criteri direttivi:

a) prevedere una definizione di gruppo di imprese modellata sulla nozione di direzione e coordinamento di cui agli articoli 2497 e seguenti nonche’ di cui all’articolo 2545-septies del codice civile, corredata della presunzione semplice di assoggettamento a direzione e
coordinamento in presenza di un rapporto di controllo ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile;

b) prescrivere specifici obblighi dichiarativi nonche’ il deposito del bilancio consolidato di gruppo, ove redatto, a carico
delle imprese appartenenti a un gruppo, a scopo di informazione sui legami di gruppo esistenti, in vista del loro assoggettamento a
procedure concorsuali;

c) attribuire all’organo di gestione della procedura il potere di richiedere alla Commissione nazionale per le societa’ e la borsa
(CONSOB) o a qualsiasi altra pubblica autorita’ informazioni utili ad accertare l’esistenza di collegamenti di gruppo, nonche’ di
richiedere alle societa’ fiduciarie le generalita’ degli effettivi titolari di diritti sulle azioni o sulle quote a esse intestate;

d) prevedere per le imprese, in crisi o insolventi, del gruppo sottoposte alla giurisdizione dello Stato italiano la facolta’ di
proporre con unico ricorso domanda di omologazione di un accordo unitario di ristrutturazione dei debiti, di ammissione al concordato
preventivo o di liquidazione giudiziale, ferma restando in ogni caso l’autonomia delle rispettive masse attive e passive, con
predeterminazione del criterio attributivo della competenza, ai fini della gestione unitaria delle rispettive procedure concorsuali, ove
le imprese abbiano la propria sede in circoscrizioni giudiziarie diverse;

e) stabilire obblighi reciproci di informazione e di collaborazione tra gli organi di gestione delle diverse procedure,
nel caso in cui le imprese insolventi del gruppo siano soggette a separate procedure concorsuali, in Italia o all’estero;

f) stabilire il principio di postergazione del rimborso dei crediti di societa’ o di imprese appartenenti allo stesso gruppo, in presenza dei presupposti di cui all’articolo 2467 del codice civile, fatte salve deroghe dirette a favorire l’erogazione di finanziamenti
in funzione o in esecuzione di una procedura di concordato preventivo e di accordo di ristrutturazione dei debiti.

2. Nell’ipotesi di gestione unitaria della procedura di concordato preventivo di gruppo devono essere previsti:

a) la nomina di un unico giudice delegato e di un unico commissario giudiziale e il deposito di un unico fondo per le spese
di giustizia;

b) la contemporanea e separata votazione dei creditori di ciascuna impresa;

c) gli effetti dell’eventuale annullamento o risoluzione della proposta unitaria omologata;

d) l’esclusione dal voto delle imprese del gruppo che siano titolari di crediti nei confronti delle altre imprese assoggettate
alla procedura;

e) gli effetti dell’eventuale annullamento o risoluzione della proposta unitaria omologata;

f) i criteri per la formulazione del piano unitario di risoluzione della crisi del gruppo, eventualmente attraverso
operazioni contrattuali e riorganizzative intragruppo funzionali alla continuita’ aziendale e al migliore soddisfacimento dei creditori,
fatta salva la tutela in sede concorsuale per i soci e per i creditori delle singole imprese nonche’ per ogni altro
controinteressato.

3. Nell’ipotesi di gestione unitaria della procedura di liquidazione giudiziale di gruppo devono essere previsti:

a) la nomina di un unico giudice delegato e di un unico curatore, ma di distinti comitati dei creditori per ciascuna impresa del
gruppo;

b) un criterio di ripartizione proporzionale dei costi della procedura tra le singole imprese del gruppo;

c) l’attribuzione al curatore, anche nei confronti di imprese non insolventi del gruppo, del potere di:

1) azionare rimedi contro operazioni antecedenti l’accertamento dello stato di insolvenza e dirette a spostare risorse a un’altra
impresa del gruppo, in danno dei creditori;

2) esercitare le azioni di responsabilita’ di cui all’articolo 2497 del codice civile;

3) promuovere la denuncia di gravi irregolarita’ gestionali nei confronti degli organi di amministrazione delle societa’ del gruppo
non assoggettate alla procedura di liquidazione giudiziale;

4) nel caso in cui ravvisi l’insolvenza di imprese del gruppo non ancora assoggettate alla procedura di liquidazione giudiziale, segnalare tale circostanza agli organi di amministrazione e di controllo ovvero promuovere direttamente l’accertamento dello stato di insolvenza di dette imprese;

d) la disciplina di eventuali proposte di concordato liquidatorio giudiziale, in conformita’ alla disposizione dell’articolo 7, comma 10, lettera d).

Art. 4

Procedure di allerta e di composizione assistita della crisi

1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, il Governo disciplina l’introduzione di procedure di allerta e di composizione assistita della crisi, di natura non giudiziale e confidenziale, finalizzate a incentivare l’emersione anticipata della crisi e ad agevolare lo svolgimento di trattative tra debitore e creditori, attenendosi ai seguenti principi e criteri direttivi:

a) individuare i casi in cui le procedure di cui al presente articolo non trovano applicazione, in particolare prevedendo che non si applichino alle societa’ quotate in borsa o in altro mercato regolamentato e alle grandi imprese come definite dalla normative dell’Unione europea;

b) prevedere l’istituzione presso ciascuna camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di un apposito organismo che assista il debitore nella procedura di composizione assistita della crisi; prevedere che l’organismo nomini un collegio composto da almeno tre esperti, di cui uno designato, tra gli iscritti all’albo di cui all’articolo 2, comma 1, lettera o), dal presidente della sezione specializzata in materia di impresa del tribunale competente per il luogo in cui l’imprenditore ha sede, uno designato, tra gli iscritti al predetto albo, dalla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura e uno designato, tra gli iscritti al medesimo albo, da associazioni di categoria; attribuire al predetto organismo, su istanza del debitore, la competenza ad addivenire a una soluzione della crisi concordata tra il debitore e i creditori, entro un congruo termine, prorogabile solo a fronte di positivi riscontri delle trattative e, in ogni caso, non superiore complessivamente a sei mesi; precisare le condizioni in base alle quali gli atti istruttori della procedura possono essere utilizzati nell’eventuale fase giudiziale; prevedere che l’organismo dia immediate comunicazione ai creditori pubblici qualificati di cui alla lettera

d) dell’avvenuta presentazione dell’istanza di cui alla presente lettera; prevedere che il collegio, non oltre la scadenza del termine di cui alla presente lettera, verifichi se e’ stata raggiunta una soluzione concordata tra il debitore e i creditori; prevedere che, qualora il collegio non individui misure idonee a superare la crisi e attesti lo stato di insolvenza, l’organismo ne dia notizia al pubblico ministero presso il tribunale del luogo in cui il debitore ha sede, ai fini del tempestivo accertamento dell’insolvenza medesima;

c) porre a carico degli organi di controllo societari, del revisore contabile e delle societa’ di revisione, ciascuno nell’ambito delle proprie funzioni, l’obbligo di avvisare immediatamente l’organo amministrativo della societa’ dell’esistenza di fondati indizi della crisi, da individuare secondo parametric corrispondenti a quelli rilevanti ai fini del riconoscimento delle misure premiali di cui alla lettera h), e, in caso di omessa o inadeguata risposta, di informare tempestivamente l’organismo di cui alla lettera b);

d) imporre a creditori pubblici qualificati, tra cui in particolare l’Agenzia delle entrate, gli enti previdenziali e gli agenti della riscossione delle imposte, l’obbligo, a pena di inefficacia dei privilegi accordati ai crediti di cui sono titolari o per i quali procedono, di segnalare immediatamente agli organi di controllo della societa’ e, in ogni caso, all’organismo di cui alla lettera b), il perdurare di inadempimenti di importo rilevante;
definire l’inadempimento di importo rilevante sulla base di criteri non assoluti ma relativi, come tali rapportati alle dimensioni dell’impresa, che considerino, in particolare, l’importo non versato delle imposte o dei contributi previdenziali autodichiarati o definitivamente accertati e, in ogni caso, siano tali da assicurare l’anticipata e tempestiva emersione della crisi in relazione a tutte le imprese soggette alle procedure di cui al presente articolo;
prevedere che il creditore pubblico qualificato dia immediato aviso al debitore che la sua esposizione debitoria ha superato l’importo rilevante di cui alla presente lettera e che effettuera’ la segnalazione agli organi di controllo della societa’ e all’organismo di cui alla lettera b), se entro i successivi tre mesi il debitore non abbia attivato il procedimento di composizione assistita della crisi o non abbia estinto il debito o non abbia raggiunto un accord con il creditore pubblico qualificato o non abbia chiesto l’ammissione ad una procedura concorsuale;

e) stabilire che l’organismo di cui alla lettera b), a seguito delle segnalazioni ricevute o su istanza del debitore, convochi immediatamente, in via riservata e confidenziale, il debitore medesimo nonche’, ove si tratti di societa’ dotata di organi di controllo, anche i componenti di questi ultimi, al fine di individuare nel piu’ breve tempo possibile, previa verifica della situazione patrimoniale, economica e finanziaria esistente, le misure idonee a porre rimedio allo stato di crisi;

f) determinare i criteri di responsabilita’ del collegio sindacale in modo che, in caso di segnalazione all’organo di amministrazione e all’organismo di cui alla lettera b), non ricorra la responsabilita’ solidale dei sindaci con gli amministratori per le conseguenze pregiudizievoli dei fatti o delle omissioni successive alla predetta segnalazione;

g) consentire al debitore che abbia presentato l’istanza di cui alla lettera b) o che sia stato convocato ai sensi della lettera e) di chiedere alla sezione specializzata in materia di impresa l’adozione, omessa ogni formalita’ non essenziale al contraddittorio, delle misure protettive necessarie per condurre a termine le trattative in corso, disciplinandone durata, effetti, regime di pubblicita’, competenza a emetterle e revocabilita’, anche d’ufficio in caso di atti in frode ai creditori o quando il collegio di esperti di cui alla lettera b) riferisce che non vi e’ possibilita’ di addivenire ad una soluzione concordata della crisi o che non vi sono significativi progressi nell’attuazione delle misure idonee a superare la crisi medesima;

h) prevedere misure premiali, sia di natura patrimoniale sia in termini di responsabilita’ personale, in favore dell’imprenditore che ha tempestivamente proposto l’istanza di cui alla lettera b) o che ha tempestivamente chiesto l’omologazione di un accordo di ristrutturazione o proposto un concordato preventivo o proposto ricorso per l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale; includere tra le misure premiali in termini di responsabilita’ personale la causa di non punibilita’ per il delitto di bancarotta semplice e per gli altri reati previsti dalla legge fallimentare, quando abbiano cagionato un danno patrimoniale di speciale tenuita’ ai sensi all’articolo 219, terzo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, un’attenuante ad effetto speciale per gli altri reati, nonche’ una congrua riduzione degli interessi e delle sanzioni correlati ai debiti fiscali dell’impresa, fino alla conclusione della medesima procedura; prevedere che il requisito della tempestivita’ ricorra esclusivamente quando il debitore abbia proposto una delle predette istanze, entro il termine di sei mesi dal verificarsi di determinati indici di natura finanziaria da individuare considerando, in particolare, il rapporto tra mezzi propri e mezzi di terzi, l’indice di rotazione dei crediti, l’indice di rotazione del magazzino e l’indice di liquidita’;

i) regolare i rapporti tra la procedura di composizione assistita della crisi avviata ai sensi della lettera b) e il procedimento iniziato a norma della lettera d), prevedendo, in particolare, che, ricevuta la comunicazione dell’organismo di cui alla lettera b), il creditore qualificato sospenda la segnalazione; prevedere che l’organismo di cui alla lettera b) dia comunicazione ai creditori pubblici qualificati della conclusione del procedimento iniziato innanzi ad esso; stabilire il termine, adeguatamente contenuto e decorrente dalla data di ricezione della predetta comunicazione o da quando sono decorsi sei mesi dalla data di presentazione dell’istanza di cui alla lettera b), entro il quale il creditore pubblico qualificato effettua la segnalazione di cui alla lettera d), qualora il debitore, prima della scadenza del termine stesso, non abbia avviato la procedura di composizione assistita della crisi o non abbia estinto il debito o non abbia raggiunto un accordo con il creditore pubblico qualificato o non abbia chiesto l’ammissione ad una procedura concorsuale.

Note all’art. 4:

– Si riporta il testo dell’art. 219 del citato region decreto 16 marzo 1942, n. 267:

«Art. 219 (Circostanze aggravanti e circostanza attenuante).
– Nel caso in cui i fatti previsti negli articoli 216, 217 e 218 hanno cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravita’, le pene da essi stabilite sono aumentate fino alla meta’.
Le pene stabilite negli articoli suddetti sono aumentate:
1) se il colpevole ha commesso piu’ fatti tra quelli previsti in ciascuno degli articoli indicati;
2) se il colpevole per divieto di legge non poteva esercitare un’impresa commerciale.
Nel caso in cui i fatti indicati nel primo comma hanno cagionato un danno patrimoniale di speciale tenuita’, le pene sono ridotte fino al terzo.».

Art. 5

Accordi di ristrutturazione dei debiti e piani attestati di risanamento

1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, al fine di incentivare gli accordi di ristrutturazione dei debiti, i piani attestati di risanamento e le convenzioni di moratoria nonche’ i relativi effetti, il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) estendere la procedura di cui all’articolo 182-septies del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, all’accordo di ristrutturazione non liquidatorio o alla convenzione di moratoria conclusi con creditori, anche diversi da banche e intermediari finanziari, rappresentanti almeno il 75 per cento dei crediti di una o piu’ categorie giuridicamente ed economicamente omogenee;
b) eliminare o ridurre il limite del 60 per cento dei crediti previsto nell’articolo 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, ove il debitore non proponga la moratoria del pagamento dei creditori estranei, di cui al primo comma del citato articolo 182-bis, ne’ richieda le misure protettive previste dal sesto comma del medesimo articolo;
c) assimilare la disciplina delle misure protettive degli accordi di ristrutturazione dei debiti a quella prevista per la procedura di concordato preventivo, in quanto compatibile;
d) estendere gli effetti dell’accordo ai soci illimitatamente responsabili, alle medesime condizioni previste nella disciplina del concordato preventivo;
e) prevedere che il piano attestato abbia forma scritta, data certa e contenuto analitico;
f) imporre la rinnovazione delle prescritte attestazioni nel caso di successive modifiche, non marginali, dell’accordo o del piano.

Note all’art. 5:

– Si riporta il testo degli articoli 182-bis e 182-septies del citato regio decreto 16 marzo 1942, n. 267:
«Art. 182-bis (Accordi di ristrutturazione dei debiti).
– L’imprenditore in stato di crisi puo’ domandare, depositando la documentazione di cui all’art. 161, l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti, unitamente ad una relazione redatta da un professionista, designato dal debitore, in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, terzo comma, lettera d) sulla veridicita’ dei dati aziendali e sull’attuabilita’ dell’accordo stesso con particolare riferimento alla sua idoneita’ ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori estranei nel rispetto dei seguenti termini:
a) entro centoventi giorni dall’omologazione, in caso di crediti gia’ scaduti a quella data;
b) entro centoventi giorni dalla scadenza, in caso di crediti non ancora scaduti alla data dell’omologazione.
L’accordo e’ pubblicato nel registro delle imprese e acquista efficacia dal giorno della sua pubblicazione. Dalla data della pubblicazione e per sessanta giorni i creditori per titolo e causa anteriore a tale data non possono iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive sul patrimonio del debitore, ne’ acquisire titoli di prelazione se non concordati. Si applica l’art. 168 secondo comma.
Entro trenta giorni dalla pubblicazione i creditori e ogni altro interessato possono proporre opposizione. Il tribunale, decise le opposizioni, procede all’omologazione in Camera di consiglio con decreto motivato.
Il decreto del tribunale e’ reclamabile alla corte di appello ai sensi dell’art. 183, in quanto applicabile, entro quindici giorni dalla sua pubblicazione nel registro delle imprese.
Il divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari o esecutive di cui al terzo comma puo’ essere richiesto dall’imprenditore anche nel corso delle trattative e prima della formalizzazione dell’accordo di cui al presente articolo, depositando presso il tribunale competente ai sensi dell’art. 9 la documentazione di cui all’art. 161, primo e secondo comma, lettere a), b), c) e d) e una proposta di accordo corredata da una dichiarazione dell’imprenditore, avente valore di autocertificazione, attestante che sulla proposta sono in corso trattative con i creditori che rappresentano almeno il sessanta per cento dei crediti e da una dichiarazione del professionista avente i requisiti di cui all’art. 67, terzo comma, lettera d), circa la idoneita’ della proposta, se accettata, ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilita’ a trattare. L’istanza di sospensione di cui al presente comma e’ pubblicata nel registro delle imprese e produce l’effetto del divieto di inizio o prosecuzione delle azioni esecutive e cautelari, nonche’ del divieto di acquisire titoli di prelazione, se non concordati, dalla pubblicazione.
II tribunale, verificata la completezza della documentazione depositata, fissa con decreto l’udienza entro il termine di trenta giorni dal deposito dell’istanza di cui al sesto comma, disponendo la comunicazione ai creditori della documentazione stessa. Nel corso dell’udienza, riscontrata la sussistenza dei presupposti per pervenire a un accordo di ristrutturazione dei debiti con le maggioranze di cui al primo comma e delle condizioni per l’integrale pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilita’ a trattare, dispone con decreto motivato il divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari o esecutive e di acquisire titoli di prelazione se non concordati assegnando il termine di non oltre sessanta giorni per il deposito dell’accordo di ristrutturazione e della relazione redatta dal professionista a norma del primo comma. Il decreto del precedente periodo e’ reclamabile a norma del quinto comma in quanto applicabile.
A seguito del deposito di un accordo di ristrutturazione dei debiti nei termini assegnati dal tribunale trovano applicazione le disposizioni di cui al secondo, terzo, quarto e quinto comma. Se nel medesimo termine e’ depositata una domanda di concordato preventivo, si conservano gli effetti di cui ai commi sesto e settimo.».
«Art. 182-septies (Accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari e convenzione di moratoria). – Quando un’impresa ha debiti verso banche e intermediary finanziari in misura non inferiore alla meta’ dell’indebitamento complessivo, la disciplina di cui all’art. 182-bis, in deroga agli articoli 1372 e 1411 del codice civile, e’ integrata dalle disposizioni contenute nei commi secondo, terzo e quarto. Restano fermi i diritti dei creditori diversi da banche e intermediari finanziari.
L’accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182-bis puo’ individuare una o piu’ categorie tra i creditori di cui al primo comma che abbiano fra loro posizione giuridica e interessi economici omogenei. In tal caso, con il ricorso di cui al primo comma di tale articolo, il debitore puo’ chiedere che gli effetti dell’accordo vengano estesi anche ai creditori non aderenti che appartengano alla medesima categoria, quando tutti i creditori della categoria siano stati informati dell’avvio delle trattative e siano stati messi in condizione di parteciparvi in buona fede e i crediti delle banche e degli intermediari finanziari aderenti rappresentino il settantacinque per cento dei crediti della categoria. Una banca o un intermediario finanziario puo’ essere titolare di crediti inseriti in piu’ di una categoria.
Ai fini di cui al precedente comma non si tiene conto delle ipoteche giudiziali iscritte dalle banche o dagli intermediari finanziari nei novanta giorni che precedono la data di pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese.
Il debitore, oltre agli adempimenti pubblicitari gia’ previsti, deve notificare il ricorso e la documentazione di cui al primo comma dell’art. 182-bis alle banche e agli intermediari finanziari ai quali chiede di estendere gli effetti dell’accordo. Per costoro il termine per proporre l’opposizione di cui al quarto comma del medesimo articolo decorre dalla data della notificazione del ricorso. Il tribunale procede all’omologazione previo accertamento, avvalendosi ove occorra di un ausiliario, che le trattative si siano svolte in buona fede e che le banche e gli intermediari finanziari ai quali il debitore chiede di estendere gli effetti dell’accordo:
a) abbiano posizione giuridica e interessi economici omogenei rispetto a quelli delle banche e degli intermediari finanziari aderenti;
b) abbiano ricevuto complete ed aggiornate informazioni sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria del debitore nonche’ sull’accordo e sui suoi effetti, e siano stati messi in condizione di partecipare alle trattative;
c) possano risultare soddisfatti, in base all’accordo, in misura non inferiore rispetto alle alternative concretamente praticabili. Quando fra l’impresa debitrice e una o piu’ banche o intermediari finanziari viene stipulata una convenzione diretta a disciplinare in via provvisoria gli effetti della crisi attraverso una moratoria temporanea dei crediti nei confronti di una o piu’ banche o intermediari finanziari e sia raggiunta la maggioranza di cui al secondo comma, la convenzione di moratoria, in deroga agli articoli 1372 e 1411 del codice civile, produce effetti anche nei confronti delle banche e degli intermediari finanziari non aderenti se questi siano stati informati dell’avvio delle trattative e siano stati messi in condizione di parteciparvi in buona fede, e un professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, terzo comma, lettera d), attesti l’omogeneita’ della posizione giuridica e degli interessi economici fra i creditori interessati dalla moratoria.
Nel caso previsto dal comma precedente, le banche e gli intermediari finanziari non aderenti alla convenzione possono proporre opposizione entro trenta giorni dalla comunicazione della convenzione stipulata, accompagnata dalla relazione del professionista designato a norma dell’art. 67, terzo comma, lettera d). La comunicazione deve essere effettuata, alternativamente, mediante lettera raccomandata o posta elettronica certificata. Con l’opposizione, la banca o l’intermediario finanziario puo’ chiedere che la convenzione non produca effetti nei suoi confronti. Il tribunale, con decreto motivato, decide sulle opposizioni, verificando la sussistenza delle condizioni di cui al comma quarto, terzo periodo. Nel termine di quindici giorni dalla comunicazione, il decreto del tribunale e’ reclamabile alla corte di appello, ai sensi dell’art. 183.
In nessun caso, per effetto degli accordi e convenzioni di cui ai commi precedenti, ai creditori non aderenti possono essere imposti l’esecuzione di nuove prestazioni, la concessione di affidamenti, il mantenimento della possibilita’ di utilizzare affidamenti esistenti o l’erogazione di nuovi finanziamenti. Agli effetti del presente articolo non e’ considerata nuova prestazione la prosecuzione della oncessione del godimento di beni oggetto di contratti di locazione finanziaria gia’ stipulati.
La relazione dell’ausiliario e’ trasmessa a norma dell’art. 161, quinto comma.».

Art. 6

Procedura di concordato preventivo

1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, per il riordino della disciplina della procedura di concordato preventivo, il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) prevedere l’ammissibilita’ di proposte che abbiano natura liquidatoria esclusivamente quando e’ previsto l’apporto di risorse esterne che aumentino in misura apprezzabile la soddisfazione dei creditori; e’ assicurato, in ogni caso, il pagamento di almeno il 20 per cento dell’ammontare complessivo dei crediti chirografari;
b) procedere alla revisione della disciplina delle misure protettive, specialmente quanto alla durata e agli effetti, prevedendone la revocabilita’, su ricorso degli interessati, ove non arrechino beneficio al buon esito della procedura;
c) fissare le modalita’ di accertamento della veridicita’ dei dati aziendali e di verifica della fattibilita’ del piano, nonche’ determinare l’entita’ massima dei compensi spettanti ai professionisti incaricati dal debitore, da commisurare proporzionalmente all’attivo dell’impresa soggetta alla procedura; prevedere altresi’ che i crediti dei professionisti sorti in funzione del deposito della domanda, anche ai sensi dell’articolo 161, sesto comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, della proposta, del piano e della documentazione di cui ai commi secondo e terzo del predetto articolo 161 siano prededucibili a condizione che la procedura sia aperta a norma dell’articolo 163 del medesimo regio decreto n. 267 del 1942;

d) individuare i casi in cui la suddivisione dei creditori in classi, secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei, e’ obbligatoria, prevedendo, in ogni caso, che tale obbligo sussiste in presenza di creditori assistiti da garanzie esterne;

e) determinare i poteri del tribunale, con particolare riguardo alla valutazione della fattibilita’ del piano, attribuendo anche poteri di verifica in ordine alla fattibilita’ anche economica dello stesso, tenendo conto dei rilievi del commissario giudiziale;

f) sopprimere l’adunanza dei creditori, previa regolamentazione delle modalita’ telematiche per l’esercizio del voto e la formazione del contraddittorio sulle richieste delle parti, nonche’ adottare un sistema di calcolo delle maggioranze anche «per teste», nell’ipotesi in cui un solo creditore sia titolare di crediti pari o superiori alla maggioranza di quelli ammessi al voto, con apposita disciplina delle situazioni di conflitto di interessi;

g) disciplinare il diritto di voto dei creditori con diritto di prelazione, il cui pagamento sia dilazionato, e dei creditori soddisfatti con utilita’ diverse dal denaro;

h) integrare la disciplina dei provvedimenti che riguardano i rapporti pendenti, con particolare riferimento: ai presupposti della sospensione e, dopo la presentazione del piano, anche dello scioglimento; al procedimento e al ruolo del commissario giudiziale; agli effetti, in relazione agli esiti possibili della procedura, nonche’ alla decorrenza e alla durata nell’ipotesi di sospensione; alla competenza per la determinazione dell’indennizzo e ai relativi criteri di quantificazione; i) integrare la disciplina del concordato con continuita’ aziendale, prevedendo:

1) che il piano possa contenere, salvo che sia programmata la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussista la causa di prelazione, una moratoria per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca per un periodo di tempo anche superiore ad un anno, riconoscendo in tal caso ai predetti creditori il diritto di voto;

2) che tale disciplina si applichi anche alla proposta di concordato che preveda la continuita’ aziendale e nel contempo la liquidazione di beni non funzionali all’esercizio dell’impresa, a condizione che possa ritenersi, a seguito di una valutazione in concreto del piano, che i creditori vengano soddisfatti in misura prevalente dal ricavato prodotto dalla continuita’ aziendale;

3) che tale disciplina si applichi anche nei casi in cui l’azienda sia oggetto di contratto di affitto, anche se stipulato anteriormente alla domanda di concordato;

l) prevedere una piu’ dettagliata disciplina della fase di esecuzione del piano, anche con riguardo agli effetti purgativi e alla deroga alla solidarieta’ passiva di cui all’articolo 2560 del codice civile, con possibilita’ per il tribunale di affidare ad un terzo il compito di porre in essere gli atti necessari all’esecuzione della proposta concordataria;

m) riordinare la disciplina della revoca, dell’annullamento e della risoluzione del concordato preventivo, prevedendo la legittimazione del commissario giudiziale a richiedere, su istanza di un creditore, la risoluzione del concordato per inadempimento; n) stabilire i presupposti per l’estensione degli effetti esdebitatori ai soci illimitatamente responsabili che siano garanti della societa’, con eventuale distinzione tra garanzie personali e reali;

o) prevedere il riordino e la semplificazione delle varie tipologie di finanziamento alle imprese in crisi, riconoscendo stabilita’ alla prededuzione dei finanziamenti autorizzati dal giudice nel caso di successiva liquidazione giudiziale o amministrazione straordinaria, salvo il caso di atti in frode ai creditori;
p) disciplinare il trattamento del credito da imposta sul valore aggiunto nel concordato preventivo anche in presenza di transazione fiscale, tenendo conto anche delle pronunce della Corte di giustizia dell’Unione europea.
2. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1, nel caso di procedura riguardante societa’, il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) esplicitare presupposti, legittimazione ed effetti dell’azione sociale di responsabilita’ e dell’azione dei creditori sociali, in conformita’ ai principi dettati dal codice civile; b) imporre agli organi della societa’ il dovere di dare tempestiva attuazione alla proposta omologata, stabilendo che, in caso di comportamenti dilatori od ostruzionistici, l’attuazione possa essere affidata ad un amministratore provvisorio, nominato dal tribunale, dotato dei poteri spettanti all’assemblea ovvero del potere di sostituirsi ai soci nell’esercizio del voto in assemblea, con la garanzia di adeguati strumenti d’informazione e di tutela, in sede concorsuale, dei soci;

c) prevedere che, in caso di operazioni di trasformazione, fusione o scissione poste in essere nel corso della procedura:
1) l’opposizione dei creditori possa essere proposta solo in sede di controllo giudiziale sulla legittimita’ della domanda concordataria;

2) gli effetti delle operazioni siano irreversibili, anche in caso di risoluzione o di annullamento del concordato, salvo il diritto al risarcimento dei soci o dei terzi danneggiati, ai sensi degli articoli 2500-bis e 2504-quater del codice civile;

3) non spetti ai soci il diritto di recesso in conseguenza di operazioni incidenti sull’organizzazione o sulla struttura finanziaria della societa’.

Note all’art. 6:

Si riporta il testo degli articoli 161 e 163 del citato regio decreto 16 marzo 1942, n. 267:
«Art. 161 (Domanda di concordato). – La domanda per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo e’ proposta con ricorso, sottoscritto dal debitore, al tribunale del luogo in cui l’impresa ha la propria sede principale; il trasferimento della stessa intervenuto nell’anno antecedente al deposito del ricorso non rileva ai fini della individuazione della competenza.
Il debitore deve presentare con il ricorso:
a) una aggiornata relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa;
b) uno stato analitico ed estimativo delle attivita’ e l’elenco nominativo dei creditori, con l’indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione;
c) l’elenco dei titolari dei diritti reali o personali su beni di proprieta’ o in possesso del debitore;
d) il valore dei beni e i creditori particolari degli eventuali soci illimitatamente responsabili;
e) un piano contenente la descrizione analitica delle modalita’ e dei tempi di adempimento della proposta; in ogni caso, la proposta deve indicare l’utilita’ specificamente individuata ed economicamente valutabile che il proponente si obbliga ad assicurare a ciascun creditore.
Il piano e la documentazione di cui ai commi precedenti devono essere accompagnati dalla relazione di un professionista, designato dal debitore, in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, terzo comma, lettera d), che attesti la veridicita’ dei dati aziendali e la fattibilita’ del piano medesimo. Analoga relazione deve essere presentata nel caso di modifiche sostanziali della proposta o del piano.
Per la societa’ la domanda deve essere approvata e sottoscritta a norma dell’art. 152.
La domanda di concordato e’ comunicata al pubblico ministero ed e’ pubblicata, a cura del cancelliere, nel registro delle imprese entro il giorno successivo al deposito in cancelleria. Al pubblico ministero e’ trasmessa altresi’ copia degli atti e documenti depositati a norma del secondo e del terzo comma, nonche’ copia della relazione del commissario giudiziale prevista dall’art. 172.
L’imprenditore puo’ depositare il ricorso contenente la domanda di concordato unitamente ai bilanci relativi agli ultimi tre esercizi e all’elenco nominativo dei creditori con l’indicazione dei rispettivi crediti, riservandosi di presentare la proposta, il piano e la documentazione di cui ai commi secondo e terzo entro un termine fissato dal giudice, compreso fra sessanta e centoventi giorni e prorogabile, in presenza di giustificati motivi, di non oltre sessanta giorni. Nello stesso termine, in alternativa e con conservazione sino all’omologazione degli effetti prodotti dal ricorso, il debitore puo’ depositare domanda ai sensi dell’art. 182-bis, primo comma. In mancanza, si applica l’art. 162, commi secondo e terzo. Con decreto motivato che fissa il termine di cui al primo periodo, il tribunale puo’ nominare il commissario giudiziale di cui all’art. 163, secondo comma, n. 3; si applica l’art. 170, secondo comma. Il commissario giudiziale, quando accerta che il debitore ha posto in essere una delle condotte previste dall’art. 173, deve riferirne immediatamente al tribunale che, nelle forme del procedimento di cui all’art. 15 e verificata la sussistenza delle condotte stesse, puo’, con decreto, dichiarare improcedibile la domanda e, su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti di cui agli articoli 1 e 5, dichiara il fallimento del debitore con contestuale sentenza reclamabile a norma dell’art. 18.
Dopo il deposito del ricorso e fino al decreto di cui all’art. 163 il debitore puo’ compiere gli atti urgenti di straordinaria amministrazione previa autorizzazione del tribunale, il quale puo’ assumere sommarie informazioni e deve acquisire il parere del commissario giudiziale, se nominato. Nello stesso periodo e a decorrere dallo stesso termine il debitore puo’ altresi’ compiere gli atti di ordinaria amministrazione. I crediti di terzi eventualmente sorti per effetto degli atti legalmente compiuti dal debitore sono prededucibili ai sensi dell’art. 111.
Con il decreto che fissa il termine di cui al sesto comma, primo periodo, il tribunale deve disporre gli obblighi informativi periodici, anche relativi alla gestione finanziaria dell’impresa e all’attivita’ compiuta ai fini della predisposizione della proposta e del piano, che il debitore deve assolvere, con periodicita’ almeno mensile e sotto la vigilanza del commissario giudiziale se nominato, sino alla scadenza del termine fissato. Il debitore, con periodicita’ mensile, deposita una situazione finanziaria dell’impresa che, entro il giorno successivo, e’ pubblicata nel registro delle imprese a cura del cancelliere. In caso di violazione di tali obblighi, si applica l’art. 162, commi secondo e terzo. Quando risulta che l’attivita’ compiuta dal debitore e’ manifestamente inidonea alla predisposizione della proposta e del piano, il tribunale, anche d’ufficio, sentito il debitore e il commissario giudiziale se nominato, abbrevia il termine fissato con il decreto di cui al sesto comma, primo periodo. Il tribunale puo’ in ogni momento sentire i creditori.
La domanda di cui al sesto comma e’ inammissibile quando il debitore, nei due anni precedenti, ha presentato altra domanda ai sensi del medesimo comma alla quale non abbia fatto seguito l’ammissione alla procedura di concordato preventivo o l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti.
Fermo restando quanto disposto dall’art. 22, primo comma, quando pende il procedimento per la dichiarazione di fallimento il termine di cui al sesto comma del presente articolo e’ di sessanta giorni, prorogabili, in presenza di giustificati motivi, di non oltre sessanta giorni.».
«Art. 163 (Ammissione alla procedura e proposte concorrenti). – Il tribunale, ove non abbia provveduto a norma dell’art. 162, commi primo e secondo, con decreto non soggetto a reclamo, dichiara aperta la procedura di concordato preventivo; ove siano previste diverse classi di creditori, il tribunale provvede analogamente previa valutazione della correttezza dei criteri di formazione delle diverse classi.
Con il provvedimento di cui al primo comma, il tribunale:
1) delega un giudice alla procedura di concordato;
2) ordina la convocazione dei creditori non oltre centoventi giorni dalla data del provvedimento e stabilisce il termine per la comunicazione di questo ai creditori;
2-bis) in relazione al numero dei creditori e alla entita’ del passivo, puo’ stabilire che l’adunanza sia svolta in via telematica con modalita’ idonee a salvaguardare il contraddittorio e l’effettiva partecipazione dei creditori, anche utilizzando le strutture informatiche messe a disposizione della procedura da soggetti terzi;
3) nomina il commissario giudiziale osservate le disposizioni degli articoli 28 e 29;

4) stabilisce il termine non superiore a quindici giorni entro il quale il ricorrente deve depositare nella cancelleria del tribunale la somma pari al 50 per cento delle spese che si presumono necessarie per l’intera procedura, ovvero la diversa minor somma, non inferiore al 20 per cento di tali spese, che sia determinata dal giudice. Su proposta del commissario giudiziale, il giudice delegato puo’ disporre che le somme riscosse vengano investite secondo quanto previsto dall’art. 34, primo comma;
4-bis) ordina al ricorrente di consegnare al commissario giudiziale entro sette giorni copia informatica o su supporto analogico delle scritture contabili e fiscali obbligatorie.
Qualora non sia eseguito il deposito prescritto, il commissario giudiziale provvede a norma dell’art. 173, primo comma.
Uno o piu’ creditori che, anche per effetto di acquisti successivi alla presentazione della domanda di cui all’art. 161, rappresentano almeno il dieci per cento dei crediti risultanti dalla situazione patrimoniale depositata ai sensi dell’art. 161, secondo comma, lettera a), possono presentare una proposta concorrente di concordato preventivo e il relativo piano non oltre trenta giorni prima dell’adunanza dei creditori. Ai fini del computo della percentuale del dieci per cento, non si considerano i crediti della societa’ che controlla la societa’ debitrice, delle societa’ da questa controllate e di quelle sottoposte a comune controllo. La relazione di cui al comma terzo dell’art. 161 puo’ essere limitata alla fattibilita’ del piano per gli aspetti che non siano gia’ oggetto di verifica da parte del commissario giudiziale, e puo’ essere omessa qualora non ve ne siano.
Le proposte di concordato concorrenti non sono ammissibili se nella relazione di cui all’art. 161, terzo comma, il professionista attesta che la proposta di concordato del debitore assicura il pagamento di almeno il quaranta per cento dell’ammontare dei crediti chirografari o, nel caso di concordato con continuita’ aziendale di cui all’art. 186-bis, di almeno il trenta per cento dell’ammontare dei crediti chirografari. La proposta puo’ prevedere l’intervento di terzi e, se il debitore ha la forma di societa’ per azioni o a responsabilita’ limitata, puo’ prevedere un aumento di capitale della societa’ con esclusione o limitazione del diritto d’opzione.
I creditori che presentano una proposta di concordato concorrente hanno diritto di voto sulla medesima solo se collocati in una autonoma classe.
Qualora la proposta concorrente preveda diverse classi di creditori essa, prima di essere comunicata ai creditori ai sensi del secondo comma dell’art. 171, deve essere sottoposta al giudizio del tribunale che verifica la correttezza dei criteri di formazione delle diverse classi.».
• Si riporta il testo dell’articolo 2560 del Codice civile:
«Art. 2560 (Debiti relativi all’azienda ceduta). – L’alienante non e’ liberato dai debiti, inerenti all’esercizio dell’azienda ceduta anteriori al trasferimento, se non risulta che i creditori vi hanno consentito. Nel trasferimento di un’azienda commerciale risponde dei debiti suddetti anche l’acquirente dell’azienda, se essi risultano dai libri contabili obbligatori.».
• Si riporta il testo degli articoli 2500-bis e 2504-quater del Codice civile:
«Art. 2500-bis (Invalidita’ della trasformazione). – Eseguita la pubblicita’ di cui all’articolo precedente, l’invalidita’ dell’atto di trasformazione non puo’ essere pronunciata.
Resta salvo il diritto al risarcimento del danno eventualmente spettante ai partecipanti all’ente trasformato ed ai terzi danneggiati dalla trasformazione.».
«Art. 2504-quater (Invalidita’ della fusione). – Eseguite le iscrizioni dell’atto di fusione a norma del secondo comma dell’art. 2504, l’invalidita’ dell’atto di fusione non puo’ essere pronunciata.
Resta salvo il diritto al risarcimento del danno eventualmente spettante ai soci o ai terzi danneggiati dalla fusione.».

Art. 7

Procedura di liquidazione giudiziale

1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, per la disciplina delle procedure di liquidazione giudiziale, il Governo si attiene ai principi e criteri direttivi di cui al presente articolo.

2. Il Governo adotta misure dirette a rendere piu’ efficace la funzione del curatore:
a) integrando la disciplina sulle incompatibilita’ tra gli incarichi assunti nel succedersi delle procedure;
b) definendo i poteri di accertamento e di accesso a pubbliche amministrazioni e a banche di dati, per assicurare l’effettivita’ dell’apprensione dell’attivo, anche responsabilizzando il debitore; c) specificando il contenuto minimo del programma di liquidazione;
d) chiarendo l’ambito dei poteri giudiziali di cui all’articolo 108, secondo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, in ipotesi di subentro del curatore nel contratto preliminare di vendita;
e) attribuendo al curatore, previa acquisizione delle prescritte autorizzazioni, i poteri per il compimento degli atti e delle operazioni riguardanti l’organizzazione e la struttura finanziaria della societa’, previsti nel programma di liquidazione, assicurando un’adeguata e tempestiva informazione dei soci e dei creditori della societa’ nonche’ idonei strumenti di tutela, in sede concorsuale, degli stessi e dei terzi interessati.
3. Al fine di semplificare la gestione delle procedure meno complesse, le funzioni del comitato dei creditori possono essere sostituite con forme di consultazione telematica del ceto creditorio, anche nelle modalita’ del silenzio-assenso.

4. La procedura di liquidazione giudiziale e’ potenziata mediante l’adozione di misure dirette a:
a) escludere l’operativita’ di esecuzioni speciali e di privilegi processuali, anche fondiari; prevedere, in ogni caso, che il privilegio fondiario continui ad operare sino alla scadenza del secondo anno successivo a quello di entrata in vigore del decreto legislativo ovvero dell’ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui all’articolo 1;
b) far decorrere il periodo sospetto per le azioni di inefficacia e revocatoria, a ritroso, dal deposito della domanda cui sia seguita l’apertura della liquidazione giudiziale, fermo restando il disposto dell’articolo 69-bis, secondo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.
5. Ai fini dell’esercizio delle azioni di responsabilita’, il Governo prevede la legittimazione del curatore a promuovere o a proseguire:
a) per le societa’ di capitali e per le societa’ cooperative, l’azione sociale di responsabilita’ e l’azione dei creditori sociali prevista dall’articolo 2394 del codice civile, l’azione prevista dall’articolo 2476, settimo comma, del codice civile, le azioni di responsabilita’ previste dall’articolo 2497 del codice civile e le altre analoghe azioni di responsabilita’ contemplate da singole disposizioni di legge;
b) l’azione sociale di responsabilita’ e l’azione dei creditori sociali prevista dall’articolo 2394 del codice civile, in caso di violazione delle regole di separatezza fra uno o piu’ patrimoni destinati costituiti dalla societa’ e il patrimonio della societa’ medesima; c) per le societa’ di persone, l’azione sociale di responsabilita’ nei confronti del socio amministratore cui non sia stata personalmente estesa la procedura di liquidazione giudiziale.
6. La disciplina dei rapporti giuridici pendenti e’ integrata:
a) limitando la prededuzione, in ogni caso di prosecuzione o di subentro del curatore, compreso l’esercizio provvisorio e salva diversa previsione normativa, ai soli crediti maturati nel corso della procedura;
b) prevedendo lo scioglimento dei contratti aventi carattere personale che non proseguano con il consenso della controparte; c) dettando un’autonoma regolamentazione del contratto preliminare, anche in relazione alla disciplina degli immobili da costruire.
7. La disciplina degli effetti della procedura sui rapporti di lavoro subordinato e’ coordinata con la legislazione vigente in materia di diritto del lavoro, per quanto concerne il licenziamento, le forme assicurative e di integrazione salariale, il trattamento di fine rapporto e le modalita’ di insinuazione al passivo.

8. Il sistema di accertamento del passivo e’ improntato a criteri di maggiore rapidita’, snellezza e concentrazione, adottando misure dirette a:
a) agevolare la presentazione telematica delle domande tempestive di creditori e terzi, anche non residenti nel territorio nazionale, restringendo l’ammissibilita’ delle domande tardive;
b) introdurre preclusioni attenuate gia’ nella fase monocratica;
c) prevedere forme semplificate per le domande di minor valore o complessita’; d) assicurare stabilita’ alle decisioni sui diritti reali immobiliari;
e) attrarre nella sede concorsuale l’accertamento di ogni credito opposto in compensazione ai sensi dell’articolo 56 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267;
f) chiarire le modalita’ di verifica dei diritti vantati su beni del debitore che sia costituito terzo datore di ipoteca;
g) adeguare i criteri civilistici di computo degli interessi alle modalita’ di liquidazione dell’attivo di cui al comma 9.
9. L’obiettivo della massima trasparenza ed efficienza delle operazioni di liquidazione dell’attivo della procedura e’ perseguito:
a) introducendo sistemi informativi e di vigilanza della gestione liquidatoria, caratterizzati da trasparenza, pubblicita’ e obblighi di rendicontazione;
b) garantendo la competitivita’ delle operazioni di liquidazione nell’ambito del mercato unitario telematico nazionale delle vendite, caratterizzato:
1) dalla presenza di un ente che certifichi la ragionevole probabilita’ di soddisfazione dei crediti insinuati al passivo di ciascuna procedura aderente al sistema;
2) dalla presenza di un operatore del sistema di regolamento e di compensazione;
3) dal riconoscimento, ai creditori che ne facciano richiesta, di un titolo che li abiliti a partecipare alle vendite dei beni in misura proporzionale alla probabilita’ di soddisfazione del loro credito, certificata dall’ente di cui al numero 1);
4) dalla presenza di uno o piu’ fondi per la gestione dei beni invenduti;
c) introducendo misure volte a garantire all’insolvente i diritti di informazione, accesso e partecipazione, prevedendo che, fatte salve le eventuali limitazioni motivatamente e specificamente fissate dal giudice delegato, all’insolvente medesimo sia assicurata l’informazione sull’andamento della procedura e che lo stesso abbia diritto di accesso agli atti della procedura non coperti da segreto, con possibilita’ di prenderne visione e di estrarne copia.
10. Al fine di accelerare la chiusura della procedura di cui al presente articolo, sono adottate misure dirette a:
a) affidare la fase di riparto al curatore, fatta salva la facolta’ degli interessati di proporre opposizione, ricorrendo al giudice;
b) integrare la disciplina della chiusura della procedura in pendenza di procedimenti giudiziari, specificando che essa concerne tutti i processi nei quali e’ parte il curatore, comprese le azioni per l’esercizio dei diritti derivanti dalla liquidazione giudiziale e dalle procedure esecutive, nonche’ le azioni cautelari ed esecutive finalizzate ad ottenere l’attuazione delle decisioni favorevoli conseguite dalla liquidazione giudiziale; prevedere in particolare che il curatore conservi la legittimazione esclusiva in relazione ai predetti procedimenti e che, con il decreto di chiusura in pendenza di procedimenti giudiziari, il tribunale disponga sulle modalita’ del rendiconto e del riparto supplementare nonche’ sulla determinazione del supplemento di compenso eventualmente spettante al curatore in caso di realizzazione di ulteriore attivo; prevedere che al curatore sia consentito di mantenere aperta la partita IVA anche dopo la chiusura della liquidazione giudiziale in pendenza di procedimenti giudiziari;
c) prevedere che, alla chiusura della procedura relativa a societa’ di capitali, nei casi di cui ai numeri 1) e 2) del primo comma dell’articolo 118 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il curatore convochi l’assemblea ordinaria dei soci per le deliberazioni necessarie ai fini della ripresa dell’attivita’ o della sua cessazione, ovvero per la trattazione di argomenti sollecitati, con richiesta scritta, da un numero di soci che rappresenti una percentuale significativa del capitale sociale; d) disciplinare e incentivare le proposte di concordato liquidatorio giudiziale da parte di creditori e di terzi, nonche’ dello stesso debitore, ove questi apporti risorse che incrementino in modo apprezzabile l’attivo.

Note all’art. 7:

• Si riporta il testo degli articoli 56, 69-bis, 108 e
118 del citato regio decreto 16 marzo 1942, n. 267:
«Art. 56 (Compensazione in sede di fallimento). – I creditori hanno diritto di compensare coi loro debiti verso il fallito i crediti che essi vantano verso lo stesso, ancorche’ non scaduti prima della dichiarazione di fallimento.
Per i crediti non scaduti la compensazione tuttavia non ha luogo se il creditore ha acquistato il credito per atto tra i vivi dopo la dichiarazione di fallimento o nell’anno anteriore.».
«Art. 69-bis (Decadenza dall’azione e computo dei termini). – Le azioni revocatorie disciplinate nella presente sezione non possono essere promosse decorsi tre anni dalla dichiarazione di fallimento e comunque decorsi cinque anni dal compimento dell’atto.
Nel caso in cui alla domanda di concordato preventivo segua la dichiarazione di fallimento, i termini di cui agli articoli 64, 65, 67, primo e secondo comma, e 69 decorrono dalla data di pubblicazione della domanda di concordato nel registro delle imprese.».
«Art. 108 (Poteri del giudice delegato). – Il giudice delegato, su istanza del fallito, del comitato dei creditori o di altri interessati, previo parere dello stesso comitato dei creditori, puo’ sospendere, con decreto motivato, le operazioni di vendita, qualora ricorrano gravi e giustificati motivi ovvero, su istanza presentata dagli stessi soggetti entro dieci giorni dal deposito di cui al quarto comma dell’art. 107, impedire il perfezionamento della vendita quando il prezzo offerto risulti notevolmente inferiore a quello giusto, tenuto conto delle condizioni di mercato.
Per i beni immobili e gli altri beni iscritti in pubblici registri, una volta eseguita la vendita e riscosso interamente il prezzo, il giudice delegato ordina, con decreto, la cancellazione delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonche’ delle trascrizioni dei pignoramenti e dei sequestri conservativi e di ogni altro vincolo.».
«Art. 118 (Casi di chiusura). – Salvo quanto disposto nella sezione seguente per il caso di concordato, la procedura di fallimento si chiude:
1) se nel termine stabilito nella sentenza dichiarativa di fallimento non sono state proposte domande di ammissione al passivo;
2) quando, anche prima che sia compiuta la ripartizione finale dell’attivo, le ripartizioni ai creditori raggiungono l’intero ammontare dei crediti ammessi, o questi sono in altro modo estinti e sono pagati tutti i debiti e le spese da soddisfare in prededuzione;
3) quando e’ compiuta la ripartizione finale dell’attivo;
4) quando nel corso della procedura si accerta che la sua prosecuzione non consente di soddisfare, neppure in parte, i creditori concorsuali, ne’ i crediti prededucibili e le spese di procedura. Tale circostanza puo’ essere accertata con la relazione o con i successivi rapporti riepilogativi di cui all’art. 33.
Nei casi di chiusura di cui ai numeri 3) e 4), ove si tratti di fallimento di societa’ il curatore ne chiede la cancellazione dal registro delle imprese. La chiusura della procedura di fallimento della societa’ nei casi di cui ai numeri 1) e 2) determina anche la chiusura della procedura estesa ai soci ai sensi dell’art. 147, salvo che nei confronti del socio non sia stata aperta una procedura di fallimento come imprenditore individuale. La chiusura della procedura di fallimento nel caso di cui al n. 3) non e’ impedita dalla pendenza di giudizi, rispetto ai quali il curatore puo’ mantenere la legittimazione processuale, anche nei successivi stati e gradi del giudizio, ai sensi dell’art. 43. In deroga all’art. 35, anche le rinunzie alle liti e le transazioni sono autorizzate dal giudice delegato. Le somme necessarie per spese future ed eventuali oneri relativi ai giudizi pendenti, nonche’ le somme ricevute dal curatore per effetto di provvedimenti provvisoriamente esecutivi e non ancora passati in giudicato, sono trattenute dal curatore secondo quanto previsto dall’art. 117, comma secondo. Dopo la chiusura della procedura di fallimento, le somme ricevute dal curatore per effetto di provvedimenti definitivi e gli eventuali residui degli accantonamenti sono fatti oggetto di riparto supplementare fra i creditori secondo le modalita’ disposte dal tribunale con il decreto di cui all’art. 119. In relazione alle eventuali sopravvenienze attive derivanti dai giudizi pendenti non si fa luogo a riapertura del fallimento. Qualora alla conclusione dei giudizi pendenti consegua, per effetto di riparti, il venir meno dell’impedimento all’esdebitazione di cui al comma secondo dell’art. 142, il debitore puo’ chiedere l’esdebitazione nell’anno successivo al riparto che lo ha determinato.».
• Si riporta il testo degli articoli 2394 e 2476 del Codice civile:
«Art. 2394 (Responsabilita’ verso i creditori sociali).
• Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrita’ del patrimonio sociale.
L’azione puo’ essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti.
La rinunzia all’azione da parte della societa’ non impedisce l’esercizio dell’azione da parte dei creditori sociali. La transazione puo’ essere impugnata dai creditori sociali soltanto con l’azione revocatoria quando ne ricorrono gli estremi.».
«Art. 2476 (Responsabilita’ degli amministratori e controllo dei soci). – Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la societa’ dei danni derivanti dall’inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione della societa’. Tuttavia la responsabilita’ non si estende a quelli che dimostrino di essere esenti da colpa e, essendo a cognizione che l’atto si stava per compiere, abbiano fatto constare del proprio dissenso.
I soci che non partecipano all’amministrazione hanno diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione.
L’azione di responsabilita’ contro gli amministratori e’ promossa da ciascun socio, il quale puo’ altresi’ chiedere, in caso di gravi irregolarita’ nella gestione della societa’, che sia adottato provvedimento cautelare di revoca degli amministratori medesimi. In tal caso il giudice puo’ subordinare il provvedimento alla prestazione di apposita cauzione.
In caso di accoglimento della domanda la societa’, salvo il suo diritto di regresso nei confronti degli amministratori, rimborsa agli attori le spese di giudizio e quelle da essi sostenute per l’accertamento dei fatti.
Salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, l’azione di responsabilita’ contro gli amministratori puo’ essere oggetto di rinuncia o transazione da parte della societa’, purche’ vi consenta una maggioranza dei soci rappresentante almeno i due terzi del capitale sociale e purche’ non si oppongano tanti soci che rappresentano almeno il decimo del capitale sociale.
Le disposizioni dei precedenti commi non pregiudicano il diritto al risarcimento dei danni spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi degli amministratori.
Sono altresi’ solidalmente responsabili con gli amministratori, ai sensi dei precedenti commi, i soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la societa’, i soci o i terzi.
L’approvazione del bilancio da parte dei soci non implica liberazione degli amministratori e dei sindaci per le responsabilita’ incorse nella gestione sociale.».
Per l’art. 2497 del Codice civile, si veda nelle note all’art. 3.

Art. 8

Esdebitazione

1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, per la disciplina della procedura di esdebitazione all’esito della procedura di liquidazione giudiziale, il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) prevedere per il debitore la possibilita’ di presentare domanda di esdebitazione subito dopo la chiusura della procedura e, in ogni caso, dopo tre anni dalla sua apertura, al di fuori dei casi di frode o di malafede e purche’ abbia collaborato con gli organi della procedura;
b) introdurre particolari forme di esdebitazione di diritto riservate alle insolvenze minori, fatta salva per i creditori la possibilita’ di proporre opposizione dinanzi al tribunale;
c) prevedere anche per le societa’ l’ammissione al beneficio della liberazione dai debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali non soddisfatti, previo riscontro dei presupposti di meritevolezza in capo agli amministratori e, nel caso di societa’ di persone, in capo ai soci.

Art. 9

Sovraindebitamento

1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, per la disciplina della procedura di composizione delle crisi da sovraindebitamento di cui alla legge 27 gennaio 2012, n. 3, il Governo procede al riordino e alla semplificazione della disciplina in materia attenendosi ai seguenti principi e criteri direttivi: a) comprendere nella procedura i soci illimitatamente responsabili e individuare criteri di coordinamento nella gestione delle procedure per sovraindebitamento riguardanti piu’ membri della stessa famiglia;
b) disciplinare le soluzioni dirette a promuovere la continuazione dell’attivita’ svolta dal debitore, nonche’ le modalita’ della loro eventuale conversione nelle soluzioni liquidatorie, anche ad istanza del debitore, e consentendo, esclusivamente per il debitore-consumatore, solo la soluzione liquidatoria, con esclusione dell’esdebitazione, nel caso in cui la crisi o l’insolvenza derivino da colpa grave, malafede o frode del debitore;
c) consentire al debitore meritevole, che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilita’, diretta o indiretta, nemmeno futura, di accedere all’esdebitazione solo per una volta, fatto salvo l’obbligo di pagamento del debito entro quattro anni, laddove sopravvengano utilita’;

d) prevedere che il piano del consumatore possa comprendere anche la ristrutturazione dei crediti derivanti da contratti di finanziamento con cessione del quinto dello stipendio o della pensione e dalle operazioni di prestito su pegno; e) prevedere che nella relazione dell’organismo di cui all’articolo 9, comma 3-bis, della legge 27 gennaio 2012, n. 3, sia indicato se il soggetto finanziatore, ai fini della concessione del finanziamento, abbia tenuto conto del merito creditizio del richiedente, valutato in relazione al suo reddito disponibile, dedotto l’importo necessario a mantenere un dignitoso tenore di vita;

f) precludere l’accesso alle procedure ai soggetti gia’ esdebitati nei cinque anni precedenti la domanda o che abbiano beneficiato dell’esdebitazione per due volte, ovvero nei casi di frode accertata; g) introdurre misure protettive simili a quelle previste nel concordato preventivo, revocabili su istanza dei creditori, o anche d’ufficio in caso di atti in frode ai creditori; h) riconoscere l’iniziativa per l’apertura delle soluzioni liquidatorie, anche in pendenza di procedure esecutive individuali, ai creditori e, quando l’insolvenza riguardi l’imprenditore, al pubblico ministero;
i) ammettere all’esdebitazione anche le persone giuridiche, su domanda e con procedura semplificata, purche’ non ricorrano ipotesi di frode ai creditori o di volontario inadempimento del piano o dell’accordo; l) prevedere misure sanzionatorie, eventualmente di natura processuale con riguardo ai poteri di impugnativa e di opposizione, a carico del creditore che abbia colpevolmente contribuito all’aggravamento della situazione di indebitamento; m) attribuire anche ai creditori e al pubblico ministero l’iniziativa per la conversione in procedura liquidatoria, nei casi di frode o inadempimento.
Note all’art. 9:
• Si riporta il testo dell’art. 9 della legge 27 gennaio 2012, n. 3 (Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonche’ di composizione delle crisi da sovraindebitamento):
«Art. 9 (Deposito della proposta). – 1. La proposta di accordo e’ depositata presso il tribunale del luogo di residenza o sede principale del debitore. Il consumatore deposita la proposta di piano presso il tribunale del luogo ove ha la residenza. La proposta, contestualmente al deposito presso il tribunale, e comunque non oltre tre giorni, deve essere presentata, a cura dell’organismo di composizione della crisi, all’agente della riscossione e agli uffici fiscali, anche presso gli enti locali, competenti sulla base dell’ultimo domicilio fiscale del proponente e contenere la ricostruzione della sua posizione fiscale e l’indicazione di eventuali contenziosi pendenti.
2. Unitamente alla proposta devono essere depositati l’elenco di tutti i creditori, con l’indicazione delle somme dovute, di tutti i beni del debitore e degli eventuali atti di disposizione compiuti negli ultimi cinque anni, corredati delle dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni e dell’attestazione sulla fattibilita’ del piano, nonche’ l’elenco delle spese correnti necessarie al sostentamento suo e della sua famiglia, previa indicazione della composizione del nucleo familiare corredata del certificato dello stato di famiglia.

3. Il debitore che svolge attivita’ d’impresa deposita altresi’ le scritture contabili degli ultimi tre esercizi, unitamente a dichiarazione che ne attesta la conformita’ all’originale.

3-bis. Alla proposta di piano del consumatore e’ altresi’ allegata una relazione particolareggiata dell’organismo di composizione della crisi che deve contenere:
a) l’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenza impiegata dal consumatore nell’assumere volontariamente le obbligazioni;
b) l’esposizione delle ragioni dell’incapacita’ del debitore di adempiere le obbligazioni assunte;
c) il resoconto sulla solvibilita’ del consumatore negli ultimi cinque anni;
d) l’indicazione della eventuale esistenza di atti del debitore impugnati dai creditori;
e) il giudizio sulla completezza e attendibilita’ della documentazione depositata dal consumatore a corredo della proposta, nonche’ sulla probabile convenienza del piano rispetto all’alternativa liquidatoria.
3-ter. Il giudice puo’ concedere un termine perentorio non superiore a quindici giorni per apportare integrazioni alla proposta e produrre nuovi documenti.
3-quater. Il deposito della proposta di accordo o di piano del consumatore sospende, ai soli effetti del concorso, il corso degli interessi convenzionali o legali, a meno che i crediti non siano garantiti da ipoteca, da pegno o privilegio, salvo quanto previsto dagli articoli 2749, 2788 e 2855, commi secondo e terzo, del codice civile.».

Art. 10

Privilegi

1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, il Governo procede al riordino e alla revisione del sistema dei privilegi, principalmente con l’obiettivo di ridurre le ipotesi di privilegio generale e speciale, con particolare riguardo ai privilegi retentivi, eliminando quelle non piu’ attuali rispetto al tempo in cui sono state introdotte e adeguando in conformita’ l’ordine delle cause legittime di prelazione.

Art. 11

Garanzie non possessorie

1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, per la disciplina del sistema delle garanzie reali mobiliari, il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) regolamentare una forma di garanzia mobiliare senza spossessamento, avente ad oggetto beni, materiali o immateriali, anche futuri, determinati o determinabili, fatta salva la specifica indicazione dell’ammontare massimo garantito, eventualmente utilizzabile anche a garanzia di crediti diversi o ulteriori rispetto a quelli originariamente individuati, disciplinandone i requisiti, ivi compresa la necessita’ della forma scritta, e le modalita’ di costituzione, anche mediante iscrizione in apposito registro informatizzato, nonche’ le regole di opponibilita’ ai terzi e il concorso con gli altri creditori muniti di cause di prelazione;
b) regolamentare forme, contenuto, requisiti ed effetti dell’iscrizione nel registro informatizzato, direttamente accessibile per via telematica secondo modalita’ che salvaguardino la protezione dei dati, al fine di consentire le operazioni di consultazione, iscrizione, annotazione, modifica, rinnovo ed estinzione delle garanzie, nonche’ la regolazione del concorso conseguente all’eventualita’ di plurime annotazioni; subordinare le operazioni di consultazione, iscrizione, modifica, annotazione e rinnovo al pagamento di un importo in denaro, determinato anche in via regolamentare, in modo da assicurare la copertura delle spese di gestione del registro;
c) stabilire che, salvo diverso accordo delle parti, il soggetto costituente la garanzia abbia la facolta’ di utilizzare, nel rispetto dei principi di buona fede e di correttezza e in ogni caso nel rispetto della destinazione economica, i beni oggetto di garanzia, anche nell’esercizio della propria attivita’ economica, estendendo in tale caso la prelazione dai beni originari a quelli che risulteranno all’esito degli atti di disposizione, senza effetto novativo per la garanzia originariamente concessa, fatta salva la possibilita’ per il creditore di promuovere azioni conservative o inibitorie nel caso di abuso del costituente;
d) consentire al creditore di escutere stragiudizialmente la garanzia anche in deroga al divieto del patto commissorio, a condizione che il valore dei beni sia determinato in maniera oggettiva, fatto salvo l’obbligo di restituire immediatamente al debitore, o ad altri creditori, l’eventuale eccedenza tra il valore di realizzo o assegnazione e l’importo del credito;
e) prevedere forme di pubblicita’ e di controllo giurisdizionale dell’esecuzione stragiudiziale di cui alla lettera d), regolare i rapporti tra la stessa e le procedure esecutive forzate e concorsuali, adottare misure di protezione del debitore consumatore, nonche’ forme di tutela dei terzi che abbiano contrattato con il debitore non spossessato ovvero abbiano acquistato in buona fede diritti sul bene mobile oggetto del pegno, curando in ogni caso il coordinamento della nuova disciplina con le disposizioni normative vigenti.
2. Per l’attuazione delle disposizioni di cui al comma 1, lettera a), e’ autorizzata la spesa di euro 150.000 per l’anno 2017. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2017-2019, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2017, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero della giustizia.

Art. 12

Garanzie in favore degli acquirenti di immobili da costruire

1. Il Governo e’ delegato ad adottare, con le modalita’ e nei termini di cui all’articolo 1, disposizioni in materia di tutela dei diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire, secondo i seguenti principi e criteri direttivi:
a) al fine di garantire il controllo di legalita’ da parte del notaio sull’adempimento dell’obbligo di stipulazione della fideiussione di cui agli articoli 2 e 3 del decreto legislativo 20 giugno 2005, n. 122, nonche’ dell’obbligo di rilascio della polizza assicurativa indennitaria di cui all’articolo 4 del medesimo decreto legislativo, stabilire che l’atto o il contratto avente come finalita’ il trasferimento non immediato della proprieta’ o di altro diritto reale di godimento su un immobile da costruire, nonche’ qualunque atto avente le medesime finalita’, debba essere stipulato per atto pubblico o per scrittura privata autenticata;
b) prevedere che dall’inadempimento dell’obbligo assicurativo di cui all’articolo 4 del citato decreto legislativo n. 122 del 2005 consegua la nullita’ relativa del contratto, nei termini previsti dall’articolo 2, comma 1, del medesimo decreto legislativo.

Note all’art. 12:

• Si riporta il testo degli articoli 2, 3 e 4 del decreto legislativo 20 giugno 2005, n. 122 (Disposizioni per la tutela dei diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire, a norma della legge 2 agosto 2004, n. 210):
«Art. 2 (Garanzia fideiussoria). – 1. All’atto della stipula di un contratto che abbia come finalita’ il trasferimento non immediato della proprieta’ o di altro diritto reale di godimento su un immobile da costruire o di un atto avente le medesime finalita’, ovvero in un momento precedente, il costruttore e’ obbligato, a pena di nullita’ del contratto che puo’ essere fatta valere unicamente dall’acquirente, a procurare il rilascio ed a consegnare all’acquirente una fideiussione, anche secondo quanto previsto dall’art. 1938 del codice civile, di importo corrispondente alle somme e al valore di ogni altro eventuale corrispettivo che il costruttore ha riscosso e, secondo i termini e le modalita’ stabilite nel contratto, deve ancora riscuotere dall’acquirente prima del trasferimento della proprieta’ o di altro diritto reale di godimento. Restano comunque esclusi le somme per le quali e’ pattuito che debbano essere erogate da un soggetto mutuante, nonche’ i contributi pubblici gia’ assistiti da autonoma garanzia.
2. Per le societa’ cooperative, l’atto equipollente a quello indicato al comma 1 consiste in quello con il quale siano state versate somme o assunte obbligazioni con la cooperativa medesima per ottenere l’assegnazione in proprieta’ o l’acquisto della titolarita’ di un diritto reale di godimento su di un immobile da costruire per iniziativa della stessa.».
«Art. 3 (Rilascio, contenuto e modalita’ di escussione della fideiussione). – 1. La fideiussione e’ rilasciata da una banca, da un’impresa esercente le assicurazioni o da intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale di cui all’art. 107 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni; essa deve garantire, nel caso in cui il costruttore incorra in una situazione di crisi di cui al comma 2, la restituzione delle somme e del valore di ogni altro eventuale corrispettivo effettivamente riscossi e dei relative interessi legali maturati fino al momento in cui la predetta situazione si e’ verificata.
2. La situazione di crisi si intende verificata in una delle seguenti date:
a) di trascrizione del pignoramento relativo all’immobile oggetto del contratto;
b) di pubblicazione della sentenza dichiarativa del fallimento o del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa;
c) di presentazione della domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo;
d) di pubblicazione della sentenza che dichiara lo stato di insolvenza o, se anteriore, del decreto che dispone la liquidazione coatta amministrativa o l’amministrazione straordinaria.
3. La fideiussione puo’ essere escussa a decorrere dalla data in cui si e’ verificata la situazione di crisi di cui al comma 2 a condizione che, per l’ipotesi di cui alla lettera a) del medesimo comma, l’acquirente abbia comunicato al costruttore la propria volonta’ di recedere dal contratto e, per le ipotesi di cui alle lettere b), c) e d) del comma 2, il competente organo della procedura concorsuale non abbia comunicato la volonta’ di subentrare nel contratto preliminare.
4. La fideiussione deve prevedere la rinuncia al beneficio della preventiva escussione del debitore principale di cui all’art. 1944, secondo comma, del codice civile e deve essere escutibile, verificatesi le condizioni di cui al comma 3, a richiesta scritta dell’acquirente, corredata da idonea documentazione comprovante l’ammontare delle somme e il valore di ogni altro eventuale corrispettivo che complessivamente il costruttore ha riscosso, da inviarsi al domicilio indicato dal fideiussore a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento.

5. Il mancato pagamento del premio o della commissione non e’ opponibile all’acquirente.
6. Il fideiussore e’ tenuto a pagare l’importo dovuto entro il termine di trenta giorni dalla data di ricevimento della richiesta di cui al comma 4. Qualora la restituzione degli importi oggetto di fideiussione non sia eseguita entro il suddetto termine, il fideiussore e’ tenuto a rimborsare all’acquirente le spese da quest’ultimo effettivamente sostenute e strettamente necessarie per conseguire la detta restituzione, oltre i relativi interessi.
7. L’efficacia della fideiussione cessa al momento del trasferimento della proprieta’ o di altro diritto reale di godimento sull’immobile o dell’atto definitivo di assegnazione.».
«Art. 4 (Assicurazione dell’immobile). – 1. Il costruttore e’ obbligato a contrarre ed a consegnare all’acquirente all’atto del trasferimento della proprieta’ una polizza assicurativa indennitaria decennale a beneficio dell’acquirente e con effetto dalla data di ultimazione dei lavori a copertura dei danni materiali e diretti all’immobile, compresi i danni ai terzi, cui sia tenuto ai sensi dell’art. 1669 del codice civile, derivanti da rovina totale o parziale oppure da gravi difetti costruttivi delle opere, per vizio del suolo o per difetto della costruzione, e comunque manifestatisi successivamente alla stipula del contratto definitivo di compravendita o di assegnazione.».

Art. 13

Rapporti tra liquidazione giudiziale e misure penali

1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, il Governo adotta disposizioni di coordinamento con il codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, stabilendo condizioni e criteri di prevalenza, rispetto alla gestione concorsuale, delle misure cautelari adottate in sede penale, anteriormente o successivamente alla dichiarazione di insolvenza.
2. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, il Governo adotta disposizioni di coordinamento con la disciplina di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e in particolare con le misure cautelari previste dalla disciplina sulla responsabilita’ amministrativa delle persone giuridiche, delle societa’ e delle associazioni anche prive di personalita’ giuridica, nel rispetto del principio di prevalenza del regime concorsuale, salvo che ricorrano ragioni di preminente tutela di interessi di carattere penale.

Note all’art. 13:

• Il decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonche’ nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136), e’ pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 226 del 28 settembre 2011, S.O.
• Il decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (Disciplina della responsabilita’ amministrativa delle persone giuridiche, delle societa’ e delle associazioni anche prive di personalita’ giuridica, a norma dell’art. 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300), e’ pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 32 dell’8 febbraio 2012.

Art. 14

Modifiche al codice civile

1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, il Governo procede alle modifiche delle seguenti disposizioni del codice civile rese necessarie per la definizione della disciplina organica di attuazione dei principi e criteri direttivi di cui alla presente legge, in particolare prevedendo: a) l’applicabilita’ dell’articolo 2394 alle societa’ a responsabilita’ limitata e l’abrogazione dell’articolo 2394-bis;
b) il dovere dell’imprenditore e degli organi sociali di istituire assetti organizzativi adeguati per la rilevazione tempestiva della crisi e della perdita della continuita’ aziendale, nonche’ di attivarsi per l’adozione tempestiva di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuita’ aziendale;
c) l’assoggettamento alla procedura di liquidazione giudiziale come causa di scioglimento delle societa’ di capitali ai sensi dell’articolo 2484;
d) la possibilita’ di sospensione dell’operativita’ della causa di scioglimento di cui all’articolo 2484, primo comma, numero 4), e all’articolo 2545-duodecies, nonche’ degli obblighi posti a carico degli organi sociali dagli articoli 2446, secondo e terzo comma, 2447, 2482-bis, quarto, quinto e sesto comma, 2482-ter e 2486, in forza delle misure protettive previste nell’ambito delle procedure di allerta e di composizione assistita della crisi, degli accordi di ristrutturazione dei debiti e di regolazione concordata preventiva della crisi;
e) i criteri di quantificazione del danno risarcibile nell’azione di responsabilita’ promossa contro l’organo di amministrazione della societa’ fondata sulla violazione di quanto previsto dall’articolo 2486;
f) l’applicabilita’ delle disposizioni dell’articolo 2409 alle societa’ a responsabilita’ limitata, anche prive di organo di controllo;
g) l’estensione dei casi in cui e’ obbligatoria la nomina dell’organo di controllo, anche monocratico, o del revisore, da parte della societa’ a responsabilita’ limitata, in particolare prevedendo tale obbligo quando la societa’ per due esercizi consecutivi ha superato almeno uno dei seguenti limiti:
1) totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 2 milioni di euro;
2) ricavi delle vendite e delle prestazioni: 2 milioni di euro;
3) dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 10 unita’;
h) che, se la societa’ a responsabilita’ limitata, in tutti i casi in cui e’ obbligata per legge, non nomina l’organo di controllo o il revisore entro il termine previsto dall’articolo 2477, quinto comma, il tribunale provveda alla nomina, oltre che su richiesta di ogni interessato, anche su segnalazione del conservatore del registro delle imprese;
i) che l’obbligo di nomina dell’organo di controllo o del revisore cessi, per la societa’ a responsabilita’ limitata, quando per tre esercizi consecutivi non e’ superato alcuno dei limiti di cui alla lettera g).

Note all’art. 14:

• Per l’art. 2497 del Codice civile, si veda nelle note all’art. 7.
• Si riporta il testo degli articoli 2394-bis, 2409,
2446, secondo e terzo comma, 2447, 2477, quinto comma, 2482-bis, quarto, quinto e sesto comma, 2482-ter, 2484, 2486 e 2545-duodecies del Codice civile:
«Art. 2394-bis (Azioni di responsabilita’ nelle procedure concorsuali). – In caso di fallimento, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria le azioni di responsabilita’ previste dai precedenti articoli spettano al curatore del fallimento, al commissario liquidatore e al commissario straordinario.».
«Art. 2409 (Denunzia al tribunale). – Se vi e’ fondato sospetto che gli amministratori, in violazione dei loro doveri, abbiano compiuto gravi irregolarita’ nella gestione che possono arrecare danno alla societa’ o a una o piu’ societa’ controllate, i soci che rappresentano il decimo del capitale sociale o, nelle societa’ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, il ventesimo del capitale sociale possono denunziare i fatti al tribunale con ricorso notificato anche alla societa’. Lo statuto puo’ prevedere percentuali minori di partecipazione.
Il tribunale, sentiti in Camera di consiglio gli amministratori e i sindaci, puo’ ordinare l’ispezione dell’amministrazione della societa’ a spese dei soci richiedenti, subordinandola, se del caso, alla prestazione di una cauzione. Il provvedimento e’ reclamabile.
Il tribunale non ordina l’ispezione e sospende per un periodo determinato il procedimento se l’assemblea sostituisce gli amministratori e i sindaci con soggetti di adeguata professionalita’, che si attivano senza indugio per accertare se le violazioni sussistono e, in caso positivo, per eliminarle, riferendo al tribunale sugli accertamenti e le attivita’ compiute.
Se le violazioni denunziate sussistono ovvero se gli accertamenti e le attivita’ compiute ai sensi del terzo comma risultano insufficienti alla loro eliminazione, il tribunale puo’ disporre gli opportuni provvedimenti provvisori e convocare l’assemblea per le conseguenti deliberazioni. Nei casi piu’ gravi puo’ revocare gli amministratori ed eventualmente anche i sindaci e nominare un amministratore giudiziario, determinandone i poteri e la durata.
L’amministratore giudiziario puo’ proporre l’azione di responsabilita’ contro gli amministratori e i sindaci. Si applica l’ultimo comma dell’art. 2393.
Prima della scadenza del suo incarico l’amministratore giudiziario rende conto al tribunale che lo ha nominato; convoca e presiede l’assemblea per la nomina dei nuovi amministratori e sindaci o per proporre, se del caso, la messa in liquidazione della societa’ o la sua ammissione ad una procedura concorsuale.
I provvedimenti previsti da questo articolo possono essere adottati anche su richiesta del collegio sindacale, del consiglio di sorveglianza o del comitato per il controllo sulla gestione, nonche’, nelle societa’ che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, del pubblico ministero; in questi casi le spese per l’ispezione sono a carico della societa’.».
«Art. 2446 (Riduzione del capitale per perdite). – (omissis).
Se entro l’esercizio successivo la perdita non risulta diminuita a meno di un terzo, l’assemblea ordinaria o il consiglio di sorveglianza che approva il bilancio di tale esercizio deve ridurre il capitale in proporzione delle perdite accertate. In mancanza gli amministratori e i sindaci o il consiglio di sorveglianza devono chiedere al tribunale che venga disposta la riduzione del capitale in ragione delle perdite risulanti dal bilancio. Il tribunale provvede, sentito il pubblico ministero, con decreto soggetto a reclamo, che deve essere iscritto nel registro delle imprese a cura degli amministratori.
Nel caso in cui le azioni emesse dalla societa’ siano senza valore nominale, lo statuto, una sua modificazione ovvero una deliberazione adottata con le maggioranze previste per l’assemblea straordinaria possono prevedere che la riduzione del capitale di cui al precedente comma sia deliberata dal Consiglio di amministrazione. Si applica in tal caso l’art. 2436.».
«Art. 2447 (Riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale). – Se, per la perdita di oltre un terzo del capitale, questo si riduce al disotto del minimo stabilito dall’art. 2327, gli amministratori o il consiglio di gestione e, in caso di loro inerzia, il consiglio di sorveglianza devono senza indugio convocare l’assemblea per deliberare la riduzione del capitale ed il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al detto minimo, o la trasformazione della societa’.».
«Art. 2477 (Sindaco e revisione legale dei conti). – (omissis).
L’assemblea che approva il bilancio in cui vengono superati i limiti indicati al terzo comma deve provvedere, entro trenta giorni, alla nomina dell’organo di controllo o del revisore. Se l’assemblea non provvede, alla nomina provvede il tribunale su richiesta di qualsiasi soggetto interessato.».
«Art. 2482-bis (Riduzione del capitale per perdite). – (omissis).
Se entro l’esercizio successivo la perdita non risulta diminuita a meno di un terzo, deve essere convocata l’assemblea per l’approvazione del bilancio e per la riduzione del capitale in proporzione delle perdite accertate. In mancanza gli amministratori e i sindaci o il soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti nominati ai sensi dell’art. 2477 devono chiedere al tribunale che venga disposta la riduzione del capitale in ragione delle perdite risultanti dal bilancio.
Il tribunale, anche su istanza di qualsiasi interessato, provvede con decreto soggetto a reclamo, che deve essere iscritto nel registro delle imprese a cura degli amministratori.
Si applica, in quanto compatibile, l’ultimo comma dell’art. 2446.».
«Art. 2482-ter (Riduzione del capitale al disotto del minimo legale). – Se, per la perdita di oltre un terzo del capitale, questo si riduce al disotto del minimo stabilito dal numero 4) dell’art. 2463, gli amministratori devono senza indugio convocare l’assemblea per deliberare la riduzione del capitale ed il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al detto minimo.
E’ fatta salva la possibilita’ di deliberare la trasformazione della societa’.».
«Art. 2484 (Cause di scioglimento). – Le societa’ per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilita’ limitata si sciolgono:
1) per il decorso del termine;
2) per il conseguimento dell’oggetto sociale o per la sopravvenuta impossibilita’ di conseguirlo, salvo che l’assemblea, all’uopo convocata senza indugio, non deliberi le opportune modifiche statutarie;
3) per l’impossibilita’ di funzionamento o per la continuata inattivita’ dell’assemblea;
4) per la riduzione del capitale al disotto del minimo legale, salvo quanto e’ disposto dagli articoli 2447 e 2482-ter;
5) nelle ipotesi previste dagli articoli 2437-quater e 2473;
6) per deliberazione dell’assemblea;
7) per le altre cause previste dall’atto costitutivo o dallo statuto.
La societa’ inoltre si scioglie per le altre cause previste dalla legge; in queste ipotesi le disposizioni dei seguenti articoli si applicano in quanto compatibili.
Gli effetti dello scioglimento si determinano, nelle ipotesi previste dai numeri 1), 2), 3), 4) e 5) del primo comma, alla data dell’iscrizione presso l’ufficio del registro delle imprese della dichiarazione con cui gli amministratori ne accertano la causa e, nell’ipotesi prevista dal numero 6) del medesimo comma, alla data dell’iscrizione della relativa deliberazione.
Quando l’atto costitutivo o lo statuto prevedono altre cause di scioglimento, essi devono determinare la competenza a deciderle od accertarle, e ad effettuare gli adempimenti pubblicitari di cui al precedente comma.».
«Art. 2486 (Poteri degli amministratori). – Al verificarsi di una causa di scioglimento e fino al momento della consegna di cui all’art. 2487-bis, gli amministratori conservano il potere di gestire la societa’, ai soli fini della conservazione dell’integrita’ e del valore del patrimonio sociale.
Gli amministratori sono personalmente e solidalmente responsabili dei danni arrecati alla societa’, ai soci, ai creditori sociali ed ai terzi, per atti od omissioni compiuti in violazione del precedente comma.».
«Art. 2545-duodecies (Scioglimento). – La societa’ cooperativa si scioglie per le cause indicate ai numeri 1), 2), 3), 5), 6) e 7) dell’art. 2484, nonche’ per la perdita del capitale sociale.».

Art. 15

Liquidazione coatta amministrativa

1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, per la riforma della liquidazione coatta amministrativa, il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) applicare in via generale la disciplina concorsuale ordinaria anche alle imprese in stato di crisi o di insolvenza attualmente soggette alla procedura di liquidazione coatta amministrativa, mantenendo fermo il relativo regime speciale solo nei casi previsti:
1) dalle leggi speciali in materia di banche e imprese assimilate, intermediari finanziari, imprese assicurative e assimilate;
2) dalle leggi speciali in materia di procedimenti amministrativi di competenza delle autorita’ amministrative di vigilanza, conseguenti all’accertamento di irregolarita’ e all’applicazione di sanzioni da parte delle medesime autorita’;
b) attribuire alle autorita’ amministrative di vigilanza le competenze in tema di segnalazione dell’allerta e le funzioni attribuite agli organismi di composizione della crisi nelle procedure di allerta e di composizione assistita della crisi di cui all’articolo 4, anche al fine di individuare soluzioni di carattere conservativo, nonche’ la legittimazione alla domanda di apertura della procedura di liquidazione giudiziale di cui all’articolo 7.
2. Le disposizioni del presente articolo e quelle dei decreti legislativi emanati in attuazione dello stesso sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.

Note all’art. 15:

• La legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 248 del 24 ottobre 2001.

Art. 16

Disposizioni finanziarie

1. Dall’attuazione della presente legge e dei decreti legislativi da essa previsti, ad eccezione delle disposizioni dell’articolo 2, comma 1, lettera o), e dell’articolo 11, comma 1, lettera a), per le quali sono previste specifiche autorizzazioni di spesa, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Ad essa si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie previste dalla legislazione vigente.

2. In considerazione della complessita’ della materia trattata e dell’impossibilita’ di procedere alla determinazione degli eventuali effetti finanziari, per ciascuno schema di decreto legislativo di cui alla presente legge, la corrispondente relazione tecnica evidenzia gli effetti sui saldi di finanza pubblica. Qualora uno o piu’ decreti legislativi determinino nuovi o maggiori oneri, che non trovino compensazione nel proprio ambito, si provvede ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196. La presente legge munita del sigillo dello Stato, sara’ inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi’ 19 ottobre 2017
MATTARELLA
Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri
Orlando, Ministro della giustizia
Visto, il Guardasigilli: Orlando

Note all’art. 16:

• Si riporta il testo dell’art. 17 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 (Legge di contabilita’ e finanza pubblica):
«Art. 17 (Copertura finanziaria delle leggi). – 1. – 1-bis. (omissis).
2. Le leggi di delega comportanti oneri recano i mezzi di copertura necessari per l’adozione dei relativi decreti legislativi. Qualora, in sede di conferimento della delega, per la complessita’ della materia trattata, non sia possibile procedere alla determinazione degli effetti finanziari derivanti dai decreti legislativi, la quantificazione degli stessi e’ effettuata al momento dell’adozione dei singoli decreti legislativi. I decreti legislativi dai quali derivano nuovi o maggiori oneri sono emanati solo successivamente all’entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie. A ciascuno schema di decreto
legislativo e’ allegata una relazione tecnica, predisposta ai sensi del comma 3, che da’ conto della neutralita’ finanziaria del medesimo decreto ovvero dei nuovi o maggiori oneri da esso derivanti e dei corrispondenti mezzi di copertura.
3. – 14. (omissis).».