Quando 12 anni fa iniziai a lavorare sul Cruscotto di Controllo sinceramente non avrei mai immaginato che un giorno avrei ricevuto i complimenti e le attenzioni del PADRE della Balanced Scorecard, di colui che ha tradotto in Italia il Libro di Kaplan e Norton. Ieri ho passato uno splendido pomeriggio presso la LIUC Carlo Cattaneo di Castellanza in compagnia del Professor Alberto Bubbio. Sentirsi dire “Con il Cruscotto di Controllo hai fatto una cosa bellissima” da colui che ha portato in Italia la Balanced Scorecard è stata una delle più grandi soddisfazioni professionali della mia carriera.
Il Professore ha voluto una copia con dedica del mio libro “L’imprenditore, il contadino ed il Vangelo”
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Si avvicina il giorno in cui il Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili pubblicherà gli indici che, se superati per tre mesi di fila, faranno scattare l’obbligo di allerta all’O.C.R.I. che ha come fine ultimo quello di non far assumere all’imprenditore la condizione di IMPRENDITORE FRAUDOLENTO. Il primo livello di allerta é posto nel momento in cui si perde il GOING CONCERN cioè la CONTINUITÀ AZIENDALE (esiste GOING CONCERN quando in azienda si fanno delle azioni che portano ad un futuro migliore, l’unico strumento al mondo validato scientificamente che misura il Going Concern è la BALANCED SCORECARD DI Kaplan e Norton che è infatti lo strumento su cui si basa il Cruscotto di Controllo che risulta essere a sua volta quindi una vera e propria Balanced Scorecard) e serve ad eliminare la responsabilità degli Amministratori e, se è stato nominato, anche quella del Revisore (ex art. 14 primo comma D.Lgs. 14/2019) verso le obbligazioni sociali di cui al nuovo sesto comma dell’art. 2476. Il terzo alert é quello che scatta al superamento di un certo livello di Debito nei confronti di Inps e ADE.
In 150 anni di storia MONDIALE del controllo di gestione le scienze aziendali hanno prodotto UN SOLO MODELLO QUANTITATIVO (cioè basato su dati di bilancio) PREDITTIVO DEL POSSIBILE DEFAULT AZIENDALE… si tratta appunto dello Z Score del Prof. Altman che in 50 anni di vita non é mai nè stato sconfessato e nè superato.
Ora secondo te SARÀ POSSIBILE CHE IL NOSTRO ILLUMINATO CNDEC SARÀ CAPACE DI ELABORARE UN SISTEMA DI ALLERTA MIGLIORE DELLO Z SCORE? No, MAI.
Quindi vedrai che alla fine sceglieranno lo Z Score, magari con l’aggiunta di un rendiconto finanziario prospettico.
Sono disposto a giocarmi una cena.
In questo video riassumo tutta la questione. Un caro saluto e buon lavoro.
https://youtu.be/pbEq2_-o4J8

La recente circolare Nr. 19 di ASSONIME e le continue pubblicazioni di contenuti autorevoli, come questo articolo del Sole 24 ore di oggi, ormai chiariscono in modo incontrovertibile che:
1) l’ EARLY WARNING (Allerta Tempestiva) non può essere posto sul bilancio ma bensì sul monitoraggio del GOING CONCERN, cioè della CONTINUITÀ AZIENDALE e la verifica degli adeguati assetti organizzativi di cui al 2086 secondo comma;
2) La continuità aziendale e l’adeguatezza degli assetti organizzativi amministrativi e contabili si misura con parametri QUALITATIVI e non dal bilancio (le aziende muoiono per l’incapacità di evolversi, che dipende da aspetti qualitativi cioè: dall’armonia fra soci e fra amministratori, dall’adeguata soddisfazione dei clienti, di portafogli prodotti che non abbiano in prevalenza prodotti in fase di maturità o decadimento, di adeguata formazione, di adeguata innovazione, di clima aziendale positivo, di fornitori che consegnino nei tempi e nella qualità richiesta, etc… tutte variabili qualitative)
3) È necessario in Azienda di dotarsi di una metodologia che misuri con cadenze adeguate (almeno tre mesi) questi aspetti e li pesi fra loro dando poi un risultato, utile ai revisori per il rispetto dell’art. 14 1 comma del D.lgs. 14/2019, indispensabile agli amministratori per distaccarsi dalla responsabilità delle obbligazioni di cui al nuovo 2476 sesto comma, all’imprenditore per salvare l’azienda.

L’unico strumento validato scientificamente, e quindi opponibile in Tribunale, che fa TUTTO QUESTO È LA BALANCED SCORECARD DI KAPLAN E NORTON, CIOÈ IL WWW.CRUSCOTTODICONTROLLO.IT, il primo ed unico software cloud basato sulla Balanced Scorecard, che costituisce da solo anche un ADEGUATO ASSETTO ORGANIZZATIVO laddove venga adottato capace di rispettare l’ art. 2086 secondo comma e l’art. 3 del D.Lgs. 14/2019, che riguardano tutti gli imprenditori iscritti al Registro Imprese, dai piu’ piccoli Forfettari ditte individuali fino alle SPA.
Gli Studi dei commercialisti dovranno presto o tardi informare i loro clienti di questi cambiamenti epocali e dovranno proporre loro una soluzione.
Il Cruscotto di Controllo é il primo ed unico software cloud basato sulla BALANCED SCORECARD che misura la continuità aziendale e rispetta il 2086 secondo comma…..e può essere utilizzato per aumentare i ricavi sui clienti attuali senza bisogno di andarli a cercare.

Pensando di farti cosa gradita ti invio la comunicazione del consenso informato che sto inviando ai miei clienti sulla portata SCONVOLGENTE del 2476 sesto comma C.C. che ha reso dal 16 marzo 2019 tutti gli amministratori RESPONSABILI delle obbligazioni sociali.

CONSENSO INFORMATO RISPETTO ALLE NUOVE DISPOSIZIONI DELL’ART. 2476 SESTO COMMA IN VIGORE DAL 16 MARZO 2019: RESPONSABILITA’ DEGLI AMMINISTRATORI RISPETTO A TUTTE LE OBBLIGAZIONI SOCIALI FERMO, 12 LUGLIO 2019

Gentile Cliente,

Con la presente è nostra intenzione renderla edotta sull’enorme modifica che è stata apportata alla responsabilità degli amministratori con l’introduzione del sesto comma dell’art. 2476 del codice civile. Dal 16 Marzo 2019 tutti gli amministratori sono responsabili delle obbligazioni sociali (cioè di tutti i debiti della società verso dipendenti, Stato, banche e fornitori) nel caso in cui l’azienda sia stata gestita senza un ADEGUATO SISTEMA DI CONTROLLO.

Prima di passare alla trattazione specifica del problema, le anticipiamo subito che il nostro studio ha elaborato già una soluzione che, se adottata, impedisce l’applicazione del 2476 sesto comma perché si riesce a dotare l’azienda di UN ADEGUATO ASSETTO AMMINISTRATIVO E CONTABILE AI FINI DELL’INDIVIDUAZIONE DEGLI INDIZI DI CRISI E DEL MONITORAGGIO DELLA CONTINUITA’ AZIENDALE, esattamente come richiesto dalle nuove disposizioni normative già in vigore (art. 2476 sesto comma e art. 2086 secondo comma). Si tratta del CRUSCOTTO DI CONTROLLO, il primo ed unico software cloud basato sulla Balanced Scorecard di Kaplan e Norton rispondente alle disposizioni degli art. 2476 sesto comma e art. 2086 secondo comma e quindi capace di limitare la responsabilità degli amministratori. www.cruscottodicontrollo.it

Dal 16 Marzo 2019 tutti gli amministratori che non avranno dotato l’azienda di un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile, capace di intercettare gli indizi di crisi e, soprattutto, la perdita della continuità aziendale, risponderanno con il proprio patrimonio delle obbligazioni sociali della società amministrata per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale così come disposto dal nuovo art. 2476.

Non solo, come ribadisce il nuovo 2086 secondo comma: “L’imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”. l’’art. 378 del D.Lgs. 14/2019 dal 16 marzo 2019 ha aggiunto un sesto comma all’art.2476 che, nella sua prima parte recita testualmente: “Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale…. (omissis) “.

Si tratta di una norma rivoluzionaria soprattutto nella sua portata culturale. É chiarissimo l’intento del legislatore, fra l’altro riscontrabile in decine di prescrizioni diffuse in tutto il D.Lgs. 14/2019 (la nuova riforma della crisi), di costringere il management aziendale a gestire in modo corretto ed adeguato l’azienda, senza improvvisazioni e con competenza, allo scopo di eliminare le inefficienze e favorire la proliferazione di aziende sane e gestite con sagacia e intelligenza. Tale intento risulta ancor più evidente se, insieme al nuovo sesto comma del 2476 Codice Civile, si legge l’altra grande novità, anch’essa già in vigore dal 16 marzo 2019, introdotta dal D.Lgs. 14/2019; si tratta della disposizione dell’art. 3 (quindi proprio all’inizio dei 390 articoli del D.Lgs. quasi a ribadirne l’importanza e la centralità).

Testualmente l’art. 3 secondo comma del D.Lgs. 14/2019 prescrive che “l’imprenditore collettivo (il primo comma si occupa degli imprenditori individuali) deve adottare un assetto organizzativo adeguato ai sensi dell’articolo 2086 del Codice Civile, ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell’assunzione delle idonee iniziative.” Per rivelazione tempestiva della “crisi” cosa si deve intendere? La constatazione di elementi certi e precisi che dimostrano l’effettività della crisi, cioè la semplice rilevazione dal bilancio di esercizio di eventuali squilibri economici o finanziari, oppure, per il legislatore, è necessario presidiare, con un adeguato assetto ORGANIZZATIVO AMMINISTRATIVO E CONTABILE, il manifestarsi di semplici INDIZI che POTREBBERO, se non fronteggiati, portare l’azienda alla crisi, cioè a non avere più l’equilibrio economico o l’equilibrio finanziario?

Gli strumenti di controllo QUANTITATIVI, cioè quelli basati sui dati di bilancio, come: lo “Z” Score di Altman¹; la Break Even Analysis; le tecniche di Budgeting o l’analisi verticale ed orizzontale del ROI² e del MASA³ per lo studio dell’equilibrio economico finanziario; sono in grado di identificare uno stato di crisi SOLO SE LA CRISI È GIÀ IN ESSERE E HA GIÀ PRODOTTO DEGLI EFFETTI ormai visibili anche nelle grandezze di bilancio. In tali casi, la CONSTATAZIONE dello stato di crisi, evidenziata dalla perdita dell’equilibrio economico finanziario, è la conferma dell’incapacità, del sistema di controllo interno all’ azienda, di saper vigilare, e quindi di saper intercettare, sul sorgere degli indizi importanti che hanno poi inoculato il virus della futura crisi.

Lo spirito della riforma operata con il D.Lgs. 14/2019, e prima ancora della sua Legge delega 155/2017, é quello di favorire l’EARLY WARNING (l’allerta precoce) in modo da favorire il risanamento delle imprese e soprattutto porre un presidio forte sulla robustezza del loro equilibrio economico e finanziario. Quindi, é chiaro che un ADEGUATO ASSETTO ORGANIZZATIVO, AMMINISTRATIVO E CONTABILE non può essere quello che CONSTATA semplicemente i danni causati dalla crisi, ma deve essere, invece, un insieme sistemico di strumenti che garantisca, in azienda, la rilevazione precoce degli INDIZI DI CRISI. A supporto di ciò si può riportare l’altra disposizione rivoluzionaria già in vigore dal 16 marzo 2019 cioè l’art. 14 primo comma del D.Lgs. 14/2019 che impone al revisore, in aggiunta ai suoi vecchi compiti di controllo dei conti “…omissis… di segnalare allo stesso organo amministrativo l’esistenza di fondati INDIZI di crisi… omissis”.

Non si parla di prove, ma di semplici indizi; proprio a voler enunciare che, il revisore e l’amministratore, hanno l’obbligo di vigilare sulle possibili inoculazioni del virus della crisi prima che esso si propaghi nell’azienda e demolisca gli equilibri economico finanziari, facendo perdere la continuità aziendale. Tale analisi non lascia dubbi sul fatto che gli strumenti di controllo quantitativo basati sul bilancio (Analisi per indici, Z Score, Budget e scostamenti, Break Even Analysis etc…) non hanno la capacità di rispettare le disposizioni del secondo comma dell’art. 2086, perché essi non riescono a presidiare la rilevazione degli indizi di crisi e rilevano solo gli EFFETTI sul bilancio di una crisi già avviata e conclamata. Il Bilancio non può essere l’unico metro di valutazione oggettivo ed utile per condurre l’azienda in un futuro esente da rischi di crisi.

Il Futuro è sempre diverso dal Passato e se si guida l’azienda utilizzando il Bilancio, lo si sta facendo guardando nello specchietto retrovisore; perché il bilancio contiene dati morti, riferiti cioè al passato, e non ha di fatto nessuna possibilità di far interpretare il futuro. Passiamo ora all’altro presidio richiesto dall’art. 2086 Comma 2, quello della continuità aziendale. In senso economico, la continuità aziendale è un concetto anglosassone ed è definita “GOING CONCERN” cioè l’ESSERE SICURI DI COMPIERE DELLE AZIONI CHE GARANTISCANO UN FUTURO MIGLIORE ALL’AZIENDA.

Pertanto, quando si compiono azioni che non migliorano il futuro dell’azienda si sta perdendo la continuità aziendale. Facciamo alcuni esempi in cui, pur in presenza di un solido equilibrio finanziario ed economico, rilevato dagli strumenti del controllo quantitativo, l’azienda presenta, tuttavia, una perdita di continuità aziendale attraverso il riscontro di FONDATI INDIZI DI CRISI che un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile, dovrebbe intercettare per lasciare indenni gli amministratori da qualsiasi responsabilità:

Clima aziendale ostile e non collaborativo;

Liti fra soci o fra amministratori che, di fatto, impediscono all’azienda di operare correttamente;

Feedback negativi relativi alla soddisfazione dei clienti;

Scarsa innovazione;

Scarsa attività di formazione;

Perdita di quote di mercato;

Fatturato costituito in gran parte dalla vendita di prodotti e servizi in fase di decadimento.

Etc.. Sono tutte situazioni che condurranno alla creazione di inefficienze le quali eroderanno il reddito operativo e la liquidità. Questo farà salire l’indebitamento che provocherà un aumento degli oneri finanziari che, in caso di mancato ripristino della redditività operativa, porteranno alla formazione di perdite di esercizio. L’eventuale continuazione di formazione di perdite porterà l’azienda al deficit patrimoniale (passivo maggiore dell’attivo) e di conseguenza all’insolvenza e al default. È chiaro che, un’azienda i cui amministratori decidano, con apposita delibera del Consiglio di Amministrazione adottata per la soluzione alla problematica dell’adeguamento della società alle nuove disposizione del 2086 secondo comma, di implementare nel sistema di controllo interno, una Balanced Scorecard per la guida ed il controllo dell’azienda, sicuramente riuscirà a monitorare la continuità aziendale e ad intercettare prontamente gli indizi di crisi.

L’adozione della Balanced Scorecard, o di cruscotti di controllo ad essa ispirati appare, senza ombra di dubbio, la strategia più idonea a poter rispondere alle prescrizioni del 2086, secondo comma. Tali strumenti diventano di fatto utili ed indispensabili per proteggere gli amministratori, e di conseguenza anche i revisori, dalla responsabilità personale rispetto le obbligazioni sociali contratte dalla società. In caso lei addivenga alla conclusione di non doversi adoperare per limitare le sue responsabilità rispetto alla nuova prescrizione di cui al sesto comma dell’art. 2476 c.c. e che quindi non le interessi implementare nella sua azienda la soluzione del Cruscotto di Controllo, noi decliniamo ogni responsabilità qualora in futuro la sua azienda e la sua persona dovessero subire dei danni o dovesse avere delle responsabilità in merito alla mancata adozione degli ADEGUATI ASSETTI ORGANIZZATIVI PREVISTI DAL NUOVO sesto comma art. 2476 e dal nuovo secondo comma dell’art. 2086.

il limbo con il balletto della “proroga sì” o “proroga no” è finito. Ora le aziende che superano uno dei nuovi limiti: 4 milioni di attivo, o 4 milioni di ricavi o 20 dipendenti per due anni consecutivi DEVONO NOMINARE UN REVISORE ENTRO NOVEMBRE. …di tutto questo ne parleremo a Fano, al prossimo evento sul Cruscotto di Controllo: il posto in aula è gratuito, per info e iscrizioni vai su http://www.cruscottodicontrollo.it/evento-cruscotto-di-controllo/

I clienti interessati sono senza dubbio, per dimensione, i clienti STRATEGICI DELLO STUDIO e il problema va affrontato con visione strategica e programmata perchè tale scelta sarà vincolante almeno per tre anni e potrebbe avere serie ripercussioni sul futuro degli studi. La Cassazione ha anche ribadito che i colleghi di studio fanno parte della rete di relazioni tali da non configurare l’INDIPENDENZA DELL’INCARICO, quindi i nostri clienti dovranno nominare dei colleghi che sono a noi LONTANI. I rischi sono: 1) Inevitabilmente si potranno creare dei punti di vista diversi tra noi ed il REVISORE e a quel punto da che parte si schiererà il cliente? Potrebbe essere messo in discussione il nostro rapporto fiduciale soprattutto per i consigli dati in passato. 2) Il Revisore potrebbe avere un atteggiamento RIGIDO e poco ELASTICO nell’interpretazione dell’art. 14 del D.Lgs. 14/2019 con la conseguenza di “ingessare” l’amministrazione dell’azienda. La conseguenza di questo tipo di problematiche è che i benefici economici per noi potrebbero risultare nulli. POI C’E’ LA QUESTIONE PIU’ IMPORTANTE: LE Responsabilità DERIVANTI DALL’ASSUNZIONE DELL’INCARICO. Oramai, e direi finalmente, tutti hanno capito (anche tutta la stampa specializzata lo sta sottolineando) che le responsabilità del revisore nascono dalla Necessità DI MISURARE LA CONTINUITA’ AZIENDALE, ma non quella dei principi contabili bensì quella economica di concezione anglosassone, quella del GOING CONCERN cioè dell’andare avanti facendo tutto il necessario per avere un futuro migliore. Nella responsabilità del revisore gli ALERT e gli indici dei cui all’art. 13 del D. Lgs 14/2019, cioè quelli emanati dal CNDCEC non hanno alcun VALORE. Esempio: azienda con ROI del 13% e con un Margine di Struttura Allargato positivo (quindi azienda “sanissima” dal punto di vista degli alert e degli indici di bilancio) ad esempio potrebbe avere: – incomprensioni fra soci o amministratori che impediscono la presa di decisioni; – scarsa Costumer Satisfaction; – Clima aziendale negativo; – Assenza di formazione; – Portafoglio prodotti e fatturato composto unicamente da prodotti maturi che presto andranno nella fase di decadimento; – Perdita di quote di mercato, etc… Sono tutte situazioni che condurranno alla perdita della continuità aziendale (e quindi anche se il bilancio mostra solidità il REVISORE IN BASE AL 2086 c.2 CC e soprattutto in base al nuovo ART. 14. del D.Lgs. 14/2019, che impone al REVISORE di segnalare gli INDIZI di crisi, e non le PROVE, DEVE FAR SCATTARE L’ALERT INTERNO VERSO GLI AMMINISTRATORI pena la SUA COMPLETA Responsabilità, anche se l’azienda non ha superato i limiti dell’art. 13 cioè gli indici emanati dal CNDCEC) ed innescheranno il processo di crisi (su Amazon è possibile reperire due libri scritti da me medesimo Simone Brancozzi, ad utilizzo gratuito, sulla prevenzione e previsione delle crisi che spiegano come queste si innescano e si propagano) portando prima l’azienda a generare inefficienze (produttive, amministrative, organizzative e commerciali) le quali eroderanno il reddito operativo. La mancanza di reddito consumerà presto la liquidità che sarà compensata con l’aumento dell’indebitamento oneroso e che produrrà quindi maggiori interessi passivi i quali porteranno pian piano l’azienda in perdita. Se le perdite perdureranno, presto il Margine di Struttura Allargato (MASA) diverrà negativo e successivamente si produrrà il deficit patrimoniale (passivo maggiore dell’attivo) che condurrà all’insolvenza ed al FALLIMENTO. …di tutto questo ne parleremo a Fano, al prossimo evento sul Cruscotto di Controllo: il posto in aula è gratuito, per info e iscrizioni vai su http://www.cruscottodicontrollo.it/evento-cruscotto-di-controllo/

Le Specializzazioni, L’escapologo e il Growth Hacking del Commercialista.
In questi giorni si sta assistendo ad un interessantissimo dibattito attorno a due aspetti della nostra professione.
Nei salotti dei gruppi social popolati da colleghi si discute di due cose:
1) se sia giusto inserire nella nostra professione di commercialista la figura degli specialisti;
2) se sia giusto che dei colleghi iscritti diano degli endorsement pubblici alla figura mitologica dell’escapologo fiscale e dei suoi adepti.
Facendo la sintesi delle questioni mi viene in mente il principio della rana bollita si Noam Chomsky: stiamo bollendo ma non ce ne accorgiamo.
Il futuro della nostra professione è talmente lontano, probabilmente all’opposto, da queste tematiche che il tempo che passiamo a dibatterne presto farà bollire l’acqua e ci farà definitivamente morire.
Siamo nell’era della Connection Economy e tutte le organizzazioni economiche nel mondo che hanno un presente e un futuro hanno una caratteristica comune: Crescono con il Growth Hacking.
Qui sarebbe troppo complesso e lungo spiegarlo ma al centro del Growth Hacking c’è tutto meno che la SPECIALIZZAZIONE e soprattutto c’è il Data Driven, cioè le azioni seguite all’analisi dei dati, soprattutto quelli di mercato.
Al centro del Growth Hacking c’è una figura che è definita MULTIPOTENZIALE. Questa definizione fu data dalla scrittrice e business coach, Emilie Wapnick, che divenne nota al grande pubblico quando qualche anno fa, durante un TEDx, presentò un talk dal roboante titolo “Perché alcuni di noi non hanno un’unica vera vocazione”. In quel video Emilie presenta la figura del multipotenziale come una persona che ha tanti interessi, ha svolto lavori molto diversi tra di loro e che, grazie a questo intreccio di conoscenze e passioni, sviluppa un incredibile potenziale multidisciplinare che riesce ad applicare, con ottimi risultati, in qualsiasi lavoro o sfida quotidiana. Gli esempi più noti sono Steve Jobs, Richard Branson, Tim Ferriss e Elon Musk e tanti altri startuppers che ogni giorno portano le loro idee al successo. QUINDI PER EVOLVERSI ED AVERE UN FUTURO OCCORRE TUTTO MA MENO CHE LA SPECIALIZZAZIONE.
Se analizziamo il successo di mercato che sta avendo l’escapologo (non farlo sarebbe da inetti e sicuramente non professionale; se siamo degli scienziati dobbiamo analizzare i dati altrimenti tutto diventa una chiacchiera Bar) emergono due dati:
1) offre nuovi servizi pacchettizzati ai clienti usando conoscenze e concetti vecchi;
2) crea nel cliente la percezione del valore al punto che il cliente non da più importanza al prezzo pagato.
Questi sono i dati e le chiacchiere stanno a zero.
L’applicazione esatta del Growth Hacking: cambiare, sperimentare, misurare e poi sperimentare ancora, usando non una singola conoscenza specializzata ma combinando tra loro molte conoscenze e scardinando ogni convenzione ed ogni status quo.
Da tempo sostengo che il commercialista ha una serie di conoscenze smisurate che vanno dal diritto, alla matematica, alla psicologia, alle scienze aziendali, alla prassi amministrativa, alla finanza, alla tecnica bancaria e molto molto altro, noi commercialisti siamo sicuramente fra tutti i professionisti italiani i più MULTIPOTENZIALI.
Invece di sfruttare questo “SUPERPOTERE” per creare nuovi servizi che diano valore al cliente (cosi come richiede il mercato e cosi come sta facendo con grande successo, SENZA PERALTRO AVERE IL NOSTRO LIVELLO DI CONOSCENZA, chi oggi noi osteggiamo inutilmente) la nostra categoria, sia nel nostro Consiglio Nazionale che nella base, cerca e propone soluzioni che vanno nella parte opposta del futuro e dell’evoluzione.
Il Consiglio Nazionale propone la specializzazione quando il futuro e il mercato richiedono il MULTIPOTENZIALE, la base cerca (inutilmente) di proteggere l’orticello dei servizi fiscali e contabili a basso valore aggiunto quando invece il mercato richiede servizi pacchettizzati ad alto valore aggiunto per i clienti.
Nemmeno la RIVOLUZIONE COPERNICANA che sarà provocata dall’introduzione della riforma della crisi, che ha reso obbligatori per legge con il 2086 2′ comma codice civile il controllo di gestione e la misurazione della continuità aziendale, é stata capace di far saltare fuori dalla pentola con l’acqua tiepida la rana del commercialista specialista, spocchioso autoreferenziale che pensa di essere il migliore senza guardarsi attorno soltanto perché ha sul petto una patacca: l’iscrizione all’albo. Siete sicuri che in futuro esisterà ancora questa figura? Seguendo il data driven del Growth Hacking e cioè guardando i dati sembrerebbe di no: i dati sui giovani che si avvicinano alla professione sono allarmanti; ormai nessuno vuol fare piu la professione. O ti evolvi o ti dissolvi www.ilnuovocommercialista.it

I budget e l’analisi dei flussi futuri non possono misurare la continuita aziendale. É bene ribadirlo a chiare lettere ed eliminare la tanta confusione che vedo in giro.

Piano piano sempre più professionisti stanno scoprendo che dal 16 marzo 2019 tutte le imprese iscritte al Registro Imprese (compresi forfettari e semplificati) per via del 2086 2′ comma e per via dell’art. 3 del D.Lgs. 14/2019, DOVRANNO PER LEGGE DOTARSI DI STRUMENTI CHE MISURANO LA CONTINUITA’ AZIENDALE.

Siccome noi viviamo nel Paese di Fra Luca Pacioli non possiamo ammettere che è possibile misurare la performance aziendale con strumenti diversi dal bilancio. Pertanto orde di integralisti del Bilancio, o meglio del controllo QUANTITATIVO basato su dati di bilancio, si stanno arrampicando sugli specchi per cercare degli strumenti di misurazione della continuità aziendale basati sul bilancio cioè basati sul controllo quantitativo.

E allora é partito il festival del budget finanziario, dei budget predittivi, dell’analisi dei flussi futuri etc.
Un tentativo che fa scempio dei principi base dell’economia aziendale. E cerco di spiegare il perché.
La prima cosa da chiarire e cosa sia la continuità aziendale o come dicono gli anglosassoni il going concern (la traduzione é bellissima andare avanti facendo tutto quello che é necessario per avere un futuro).

É chiaro che la visione looking forward (guardare avanti) non può avere nessun collegamento nel passato. Le nostre tecniche di budgeting si basano sulla proiezione futura di dati passati come se il futuro fosse uguale al passato, come fosse possibile guidare una macchina guardando lo specchietto retrovisore, il problema é che il futuro è sempre diverso dal passato. I flussi futuri dipendono dai ricavi e i ricavi futuri non dipendono dai budget ma dalla capacità di evolversi dell’azienda che a sua volta dipende da componenti qualitative come formazione, innovazione e clima aziendale. Liti fra soci, scarsa innovazione, perdita di quote di mercato, scarsa custumer satisfation, portafoglio prodotti composto in maggioranza da prodotti maturi, clima aziendale negativo, sono solo alcuni esempi di variabili qualitative che determinano la crisi. E tale situazioni possono coesistere benissimo eper parecchio tempo anche con bilanci sani. Pertanto se controllo il bilancio sto morendo senza che io lo sappia.

Quindi se c’è una stupidaggine grossa (MA VERAMENTE GRANDE) é quella di misurare la continuità aziendale, che dipende da componenti qualitative FUTURE, con una misurazione quantitativa prospettica come i budget finanziari che sono legati ai bilanci passati e sono incapaci di misurare il futuro. L’unico strumento al mondo validato scientificamente per misurare la continuita aziendale è la BALANCED SCORECARD di Kaplan e Norton (Harward University 1992). Se prendete i budget che le aziende edili hanno presentato alle banche nel 2006 scoprirete che per gli anni 2009, 2010 e 2011 prevedevano fiumi di denaro e fiumi di utili e quindi una CONTINUITÀ AZIENDALE SOLIDISSIMA………peccato che sono fallite quasi tutte.

Questo esempio fa capire bene l’incapacità dell’analisi quantitativa (budgeting e analisi di bilancio) di misurare il going concern cioè la continuità aziendale. Il Cruscotto di controllo é il primo ed unico software cloud basato sulla Balanced Scorecard di Kaplan e Norton capace di misurare la continuità aziendale per amministratori e revisori in modo da rispettare le nuove disposizioni emanate dal D.Lgs. 14/2019 con buona pace dei Talebani del bilancio e dell’analisi quantitativa: per info http://www.cruscottodicontrollo.it/cruscotto-di-controllo-per-commercialisti

Articolo del Il Sole 24 ORE sull’evento in cui sono stato relatore a Perugia sulla Riforma della Crisi, leggi tutto al seguente link:
http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoCivile/2019-05-16/riforma-crisi-d-impresa-coglierne-opportunita-professionali-105446.php?fbclid=IwAR3CxfDvtxBOiSBlC_pNUI6lsVV6tBD6q-7k7fwUEnIMHQIt8EeXd-s8JGw

L’ adeguata struttura organizzativa, amministrativa e contabile dell’azienda:
☑con il nuovo codice delle crisi gli imprenditori in contabilità semplificata saranno fuorilegge, e gli ordinari dovranno fare un bilancio ogni tre mesi (attenzione non sei mesi). Una manna dal cielo per noi commercialisti ma qualcuno continua a non capire la portata rivoluzionaria della riforma sulla crisi. Guarda il video e approfondisci su www.cruscottodicontrollo.it/cruscotto-per-commercialisti/?fbclid=IwAR2GMaA2olFvSxBxRQB47uzRcDxwYnWulhgUCtvp4FDldsSVO39-lDaOLC4